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Flower Design

Il flower design è un nuovo modo di concepire, di organizzare gli spazi interni ed esterni; un movimento culturale che si esprime in maniera creativa tra moda, arte, ambiente, ecologia e tecnologia.
Le piante vengono considerate veri e propri oggetti d’arte, inseriti in progetti su misura per abbellire terrazzi e giardini.
I flower designers sono artisti del fiore, architetti sensibili e creativi che comunicano attraverso la natura.

Per capire meglio tutto questo basterà visitare la terza edizione della FIERA DEI FIORI, che si svolge oggi e domani a Roma, ai Giardini Pensili dell’Auditorium Parco della Musica, promossa dall’Associazione Culturale Amarilli.

” Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per la razza umana ci sia ancora speranza “.
( H. G. Wells )

Condivido in pieno questa affermazione e spero che ci sia una riscoperta di questo mezzo di trasporto così pratico, utile, ecologico e bello. Io lo utilizzo quotidianamente pur abitando in una grande città come Milano, che è praticamente sprovvista di piste ciclabili. Al Comune, infatti, interessa poco incrementarne l’uso, eppure, vi garantisco che ho dimezzato i tempi di spostamento e annullato quelli di parcheggio.
Inoltre utilizzandola ho scoperto che la mia città, che ho sempre considerato un po’ bruttina, in verità non lo è. Girandola in bicicletta infatti,  mi sono resa conto che esistono dei palazzi antichi meravigliosi con cortili di una bellezza inimmaginabile. Prima, ovviamente non li notavo, percorrendo per lo più le stesse strade, sempre piene di traffico e quasi sempre stressata da tutto ciò. Purtoppo con l’ auto si tralasciano quelle piccole vie cariche di storia che invece sono così belle e facilmente osservabili con la bici. Pur vivendo in una continua corsa, che i milanesi conoscono bene, sarebbe sicuramente salutare alzare lo sguardo e osservare con più attenzione ciò che ha fatto grande Milano nel passato; forse ci aprirebbe un po’ il cuore, ci farebbe vivere un po’ meglio in questa città sempre più frenetica.
Ma la bicicletta non è da considerarsi solo un mezzo di trasporto, ma rappresenta una parte della nostra storia ed è anche Arte, quando parliamo delle biciclette del passato. E’ per questo motivo che consiglio di visitare una bellissima mostra che si terrà oggi a Milano proprio su quelle d’epoca, restaurate da collezionisti.

Si terrà da ROSSIGNOLI, in corso Garibaldi 71 e sicuramente sarà molto interessante come lo è stata quella passata.

In questi giorni di Elezioni, pensando ai nostri politici, sono sempre più amareggiata e sfiduciata. Il loro unico interesse è il denaro. Farebbero bene a ricordare e mettere in pratica queste parole di Einstein:

“Il valore di un uomo, per la comunità in cui vive, dipende anzitutto dalla misura in cui i suoi sentimenti, i suoi pensieri e le sue azioni contribuiscono allo sviluppo dell’esistenza degli altri individui”.

L ‘uomo, infatti, ha una “concezione del mondo…come un insieme di oggetti e di eventi separati….Considera l’ambiente naturale come se fosse costituito da parti separate che devono essere sfruttate da vari gruppi di interesse. Questa visione non unitaria è ulteriormemte estesa alla società, che viene suddivisa in differenti nazioni, razze, gruppi religiosi e politici. La convinzione che tutti questi frammenti… siano realmente separati può essere vista come la causa fondamentale di tutte le crisi attuali, sociali, ecologiche e culturali….Essa ha provocato una distribuzione delle risorse naturali incredibilmente ingiusta, che crea disordine economico e politico: un’ondata di violenza..che cresce sempre più in un’ ambiente inospite, inquinato, nel quale la vita è diventata fisicamente e spiritualmente insalubre”. (Fritjof Capra)
Tutte le cose e tutti gli eventi sono interconnessi, quindi quando facciamo del male a qualcuno è come se lo facessimo a noi stessi. Non dobbiamo considerarci come unità separate, ma come un tutt’ uno.
Solo in quest’ ottica avremo la speranza di poter vivere in un mondo migliore per tutti.

 

Curiosando nella libreria virtuale Anobii, come faccio ultimamente da quando mi sono iscritta, ho trovato questo libro meraviglioso. L’autore è un fisico, con un interesse particolare per il misticismo orientale. Offre al lettore un punto di vista diverso, molto stimolante. Da tempo stavo cercando un collegamento approfondito tra Fisica e Filosofie Orientali e le sue parole mi hanno confermato quello che pensavo.
Le teorie della Fisica Quantistica portano ad una visione in armonia con il misticismo orientale. Questa corrispondenza è fuori discussione per quelle persone che hanno percepito questa consonanza, ad esempio per chi fa meditazione, yoga o reiki, ma ben difficile da comprendere per gli altri.
La concezione Meccanicistica della fisica, cioè quella classica, che riveste un ruolo importante come base per la tecnologia, ci serve per la vita di tutti i giorni, ma è inadeguata per descrivere i fenomeni fisici a livello subatomico.
Fisica e Misticismo partono da strade completamente diverse ma arrivano entrambe alla stessa visione della realtà, la prima partendo dal mondo esterno, il secondo dall’interiorità. Entrambe sono consapevoli che la realtà esterna è identica a quella interna e che le loro osservazioni avvengono al di fuori dei comuni sensi. La scienza moderna sta riscoprendo la saggezza antica di migliaia di anni, ma l’attuale società non riesce a comprendere “l’armonioso interrelarsi delle cose che osserviamo in natura.”
Secondo l’autore ci vorrebbe una rivoluzione culturale, unica speranza per la sopravvivenza della nostra intera civiltà, per vivere in armonia con la natura.
Appare evidente dalla lettura del libro una grande amore per la fisica e un’attrazione per le filosofie orientali, che sempre più affascinano.

Sicuramente un gran libro da leggere con molta attenzione.

Cosa avranno in comune tecnologia e misticismo ? Apparentemente nulla, in realtà molto. Secondo un singolare sito, ValleyZen, un’azienda tecnologica per ottenere  successo deve attenersi ai principali valori della filosofie orientali: lealtà, spontaneità, velocità, disciplina, intuitività, che sono altrettanto fondamentali nella tecnologia.
Molte aziende stanno andando verso una nuova visione, più libera, più umana, più in armonia con l’ambiente. Secondo alcuni non bastano più le conoscenze tecniche,  le capacità organizzative, i business plan, ci vuole qualcosa di più: il CUORE. Solo con la passione , con l’amore per un lavoro che realizza si possono ottenere ottimi risultati per l’azienda e contemporaneamente fare in modo che il dipendente possa trovare il proprio equilibrio. Essere sottoposti ad un lavoro non gratificante può causarci malattie, stress e comunque farci vivere male la maggior parte della  nostra vita. Seguendo i principi dello Zen le aziende dovrebbero concedere più attenzione ai sentimenti , alla comunicazione, alle percezioni sottili. Dovrebbero dare più fiducia ai collaboratori, in modo che possano esprimersi più liberamente, credendo nel progetto che stanno seguendo. Ricordiamoci che la creatività , la fantasia nascono dalla libertà, dall’apertura mentale che si esprime in un ambiente dove esiste rispetto e collaborazione, puntando alle persone, alle loro idee, alle loro diversità e soprattutto ai loro sogni.

Niente è più esaustivo di questo pensiero Zen: “Chi è maestro nell’arte di vivere distingue poco tra il suo lavoro e il tempo libero, tra la sua mente e il suo corpo, la sua educazione e la sua ricreazione, il suo amore e la sua religione. Con difficoltà sa cos’è cosa. Persegue semplicemente la sua visione dell’eccellenza in qualunque cosa egli faccia, lasciando agli altri decidere se stia lavorando o giocando. Lui, pensa sempre di fare entrambe le cose insieme.”

Auguro Buona Pasqua a tutti ricordando le parole di una piccola grande donna, Madre Teresa di Calcutta :

” L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico, non importa, amalo.
Se fai bene ti attribuiranno secondi fini egoistici, non importa, fai il bene.
Se realizzi progetti avrai falsi amici e veri nemici, non importa, realizzali.
Il bene che fai verrà domani dimenticato, non importa, fai il bene.
L’onestà e la sincerità ti renderanno vulnerabile, non importa, sii franco ed onesto.
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo, non importa, costruisci.
Se aiuti la gente, se ne risentirà, non importa, aiutala.
Dai al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci, non importa, dai il meglio di te”.

L “AMBROSIA” per la mitologia era il cibo degli dei, per noi purtroppo ha un significato decisamente diverso.
L’Ambrosia, infatti, è una pianta infestante originaria degli Stati Uniti e del Canada, particolarmente pericolosa per la sua eccezionale capacità di produrre polline e quindi allergie. Negli Stati Uniti ben il 40% della popolazione risulta essere allergico a questa pianta.
Consta di numerose specie, la più conosciuta nel nostro paese è la Artemisiifolia. Si è diffusa soprattutto nella provincia di Varese, e comunque in tutta la Lombardia, grazie ai voli aerei dagli Stati Uniti.
I suoi pollini possono provocare allergie respiratorie, oculari, cutanee e alcune volte asma.
Cresce al di sotto dei 500 m., infestando sia i campi coltivati a soia , girasole, mais e barbabietola, sia i terreni incolti. Proprio per la sua facilità a diffondersi, la lotta contro questa pianta è molto difficile e costosa. Normalmente chi è affetto da questa patologia si difende con gli antistaminici utilizzati per le altre allergie, con risultati non sempre soddisfacenti, dal momento che è una malattia alquanto fastidiosa.
Sono particolarmente sensibile a ciò che la riguarda  avendo mia figlia che ne soffre, quindi mi ha colpita questa notizia. Il comune di Lévis nel Canada per contrastare la diffusione di questa pianta ha utilizzato un diserbante biologico per preservare la salute dei suoi cittadini e dell’ecosistema. Questo diserbante è a base di una soluzione salina che  provoca la morte dell’ Ambrosia in soli 2 giorni, grazie all’ eliminazione dello strato ceroso che si trova sugli steli della pianta.
Spero che questo esperimento abbia l’ effetto sperato e che anche da noi possa essere utizzato al più presto.

“Mamme nella rete” è un bellissimo blog, molto interessante soprattutto per le giovani mamme o per quelle in attesa. Si interessa di problemi  che riguardano le donne, cerca di aiutarle in mille aspetti . Vengono proposti anche post o video preparati dalle stesse madri, che collaborano attivamente con la redazione.
Troverete anche un mio post sulla mia esperienza di mamma.
Buona visione a tutti.

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Chi era veramente Caravaggio? Forse non lo sapremo mai, ma restano comunque i suoi capolavori di straordinaria bellezza.
Proprio in questi giorni la Rai ha proposto la fiction “CARAVAGGIO”, sulla vita del grande genio.
Le opinioni su questa miniserie sono discordanti, eccetto per la stupenda fotografia diretta da Vittorio Storaro, che ha cercato di riprodurre l’effetto della luce alla base della pittura del Caravaggio.
Personalmente l’ho trovata gradevole, anche se ho notato diverse discordanze storiche. Ad esempio il luogo di nascita del Merisi, che oggi si sa essere con certezza Milano e non Caravaggio o l’incontro con Beatrice Cenci, che non mi risulta essere avvenuto nella realtà( ma questa probabilmente è una libertà degli autori per rendere più coinvolgente la fiction). Nè mi risulta che il Peterzano fosse omosessuale, ma semplicemente considerato dal genio un pittorucolo, lodato dai suoi contemporanei per il suo lezioso manierismo. Nel filmato non si accenna, invece, alla sua presunta omossessualità. Del resto molti tra i critici la negano decisamente o la ignorano, ritenendola ininfluente ai fini della conoscenza del pittore.
Trovo, al contrario, che sia importante prendere in esame anche questo aspetto; altrimenti dovremmo tralasciare anche altri elementi della sua personalità. Credo che in Caravaggio sia evidente una certa ambiguità sessuale, ma questa ovviamente è una mia personale interpretazione. Del resto anche Michelangelo e forse Leonardo lo furono, ma ciò non toglie nulla alla loro grandezza.Ciò su cui sono tutti daccordo è il caratteraccio del grande genio, irascibile, attaccabrighe con uno stile di vita molto discutibile , tanto da far pensare ultimamente che fosse affetto da una malattia .

Siamo comunque tutti affascinati dalla sua pittura che supera ogni controversia. Non si può guardare un ‘opera di Caravaggio senza rimanerne letteralmente folgorati. Lo spettatore ha la sensazione di essere catturato all’interno dell’opera e di vivere quell’attimo fuggente. L’impostazione scenica è straordinaria, quanto la luce e l’ombra che sono parti integranti anche della sua personalità. “Nel contrasto tra la luce e l’ombra di cui è stato il maestro indiscusso, il Caravaggio riesce a intuire e trasmettere il delicato equilibrio fra la vita e la morte, fra la gioia ed il dolore, fra il bello e il brutto”. Capì l’importanza della contrapposizione degli opposti. Il realismo della sua pittura continua a emozionarci ma immaginiamo quali sensazioni deve avere provocato in quei tempi nella società in cui viveva, una società bigotta che non voleva si dipingesse “naturalmente” ma “devotamente “. Il suo fu un realismo estremo. Fu il primo che ebbe il coraggio di opporsi al Manierismo di moda all’epoca.

Pensiamo a lui come a un dannato, eppure quando guardiamo le sue opere scorgiamo una sensibilità incredibile, una capacità di penetrare l’animo umano che pochi hanno. Come è possibile che le due cose convivano?
Forse è la sua capacità di vedere Dio anche nell’umanità più bassa, più sofferente e di vedere la vita come un’opportunità di crescita sia per i santi che per i peccatori comuni.

Con questa mostra, finalmente un riconoscimento all’Arte femminile, soprattutto del passato. Infatti mostre su pittrici  del ‘900 non sono mancate; ricordiamo ad esempio, sempre a Palazzo Reale, quella su Tamara de Lempicka nel 2006-07. Merita invece una visione più approfondita proprio l’arte delle prime artiste; quelle come Artemisia Gentileschi o Sofonisba Anguissola che hanno dovuto lottare tenacemente per affermare la loro pittura, spesso vittime di pregiudizi e violenze. Ma è la forte personalità, oltre alle indiscusse capacità artistiche a farle emergere e a consegnarle ai nostri tempi.

La mia preferita è senza alcun dubbio Artemisia, una donna che infranse tutte le norme sociali per affermare la propria libertà e la propria gloria, verso la quale nutro una profonda ammirazione come donna e come pittrice. In particolare un suo quadro, ” Giuditta che decapita Oloferne” che si trova agli Uffizi a Firenze, mi suscita grande emozione per la sua intensità. Mi sarebbe piaciuto rivederlo in questa occasione, nella mia città, con la possibilità di ammirarlo più di una volta, ma non era presente. Ho potuto, però, apprezzare altre  opere di Artemisia, altrettanto belle, che non avevo mai visto. E’ una mostra importante che ci avvicina alla storia delle donne, spesso viste come figlie, mogli o amanti di artisti, quasi sempre meno dotati.

La mostra è un successo , è al quarto posto fra le mostre più frequentate in Italia, confermato anche dal record di ingressi dell’ultima settimana di Gennaio, che ha determinato la proroga fino al 6 aprile.
Probabilmente anche le donne del passato avevano qualcosa  da dire!

Il silenzio sempre più spesso sta assumendo una valenza negativa. Siamo talmente bombardati da rumori di ogni tipo da non essere più in grado di convivere con esso.

Romano Battaglia attraverso le pagine del suo libro vuole farcene comprendere l’importanza.
Il silenzio come momento di meditazione, di scoperta di noi stessi, di ciò che siamo, di ciò che desideriamo. Tramite questo lavoro di introspezione dobbiamo comprendere i nostri limiti e accettarli; dobbiamo trovare in noi stessi la forza per affrontare i problemi. Dobbiamo vivere il presente , senza preoccuparci del futuro o nel rimpianto del passato.
Dobbiamo dare il giusto valore alle cose semplici, capire l’importanza del compiere i piccoli gesti, intuire come Vermeer che l’Assoluto sta proprio lì in quelle ” azioni minime ” che lui illumina con la sua arte.

Un libro che ci fa riflettere, ci spinge a guardarci dentro, a osservare con molta umiltà i nostri lati più oscuri, ricercando  la nostra identità per crescere, per trovare la pace , la serenità.
L’autore ci invita a osservare il cielo stellato, ad ammirarne la sua bellezza e sentirci parte di esso, in sintonia con l’universo.

Una lettura in grado di far emergere i nostri sentimenti più profondi, le nostre emozioni, i nostri sogni che potranno realizzarsi se sapremo crederci veramente e impegnarci per ottenerli.

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Mai come ora l’India ci seduce. La sola parola suscita in noi fascino, mistero, interesse per la sua cultura millenaria, per la sua filosofia.
Lo yoga, antica disciplina indiana , si sta diffondendo sempre di più anche in Occidente, grazie all’equilibrio, alla pace interiore che sa infonderci e di cui abbiamo un grande bisogno, soprattutto oggi che viviamo una vita stressante.
La cucina indiana ci delizia con i suoi piatti , con i suoi odori e i suoi colori; per non parlare delle terapie ayurvediche che troviamo anche nei nostri centri benessere.
Anche il cinema di Bolliwood sta acquisendo importanza, ma la cosa più sorprendente è che entro vent’anni l’India si troverà tra le tre superpotenze globali con Cina e Stati Uniti. Entro qualche decennio sarà popolata da giovani che rappresenteranno la sua forza. A Bangalore troviamo l’eccellenza dell’industria informatica. L’età media dei manager della Infosys è di ventisette anni. Diverrà così, l’unica superpotenza mondiale popolata soprattutto di giovani, a differenza dell’Europa, il continente dei pensionati.
La miseria però non è scomparsa , la maggior parte della popolazione vive in condizioni spaventose, ma al tempo stesso crede nel suo futuro, malgrado le contraddizioni fortissime che coesistono al suo interno, malgrado la convivenza di etnie e religioni diverse.
L’india vuole modernizzarsi ma senza perdere la sua incantevole cultura, la sua identità, mantenendo le sue tradizioni, la sua tolleranza e il suo senso di libertà.

A mio parere, la contaminazione culturale e filosofica indiana nei nostri riguardi potrà essere soltanto positiva, aprendo i nostri orizzonti.

Federico Rampini ci racconta tutto questo, ci fa vivere le emozioni di questo grande paese attraverso le pagine del suo libro :”La speranza indiana”- mondadori

“Musikanten”

Bellissimo film di Franco Battiato, anche se la critica non è stata dello stesso parere. E’ sicuramente un film difficile, considerando anche che lo spettatore medio italiano è un fruitore passivo, mentre il regista sembra richiedere una capacità critica e rielaborativa.

Il film si compone di tre parti; nella seconda, la principale, il regista ci riporta indietro nel tempo, a Beethoven, alla sua grandezza. Lo vediamo mediante gli occhi di una autrice di programmi televisivi che  attraverso una regressione torna ad una vita precedente , nella quale era un principe amico e mecenate di Beethoven. Viviamo così  le sensazioni, le emozioni provate dal grande musicista negli ultimi mesi della sua vita. Una  grave malattia all’udito lo aveva condannato a convivere con ronzii che lo facevano impazzire, ma che lo isolavano dagli insignificanti rumori esterni, in un suo mondo fatto solo di musica. Battiato evidenzia la grande distanza tra il genio e gli uomini del suo tempo.
Un film sospeso tra attualità e storia all’interno del quale ci fa riflettere su temi importanti come l’ illusione dello spazio e del tempo, la materia come vibrazione e la regressione nel tempo.

Buona visione a tutti!

Alcune mie realizzazioni

picasso Con gli inizi del ‘900 si avvia una vera rivoluzione per quanto riguarda la concezione spazio -temporale. 

Nella Letteratura, ad esempio, in Proust il tempo è interiorizzato e vissuto in rapporto alla propria sensibilità ed esperienza. Con il suo capolavoro “Alla ricerca del tempo perduto” ci propone una concezione innovativa del tempo in cui ” un’ora non è soltanto un’ora, è un vaso  colmo di profumi , di suoni, di propositi, e di climi” che riaffiorano alle nostre memorie tramite reminescenze involontarie.

Nella Fisica è Einstein a stravolgere la concezione del tempo e dello spazio con la sua Teoria della Relatività del 1905. Per lui non esistono punti di riferimento privilegiati.

Quasi contemporaneamente Picasso introduce il concetto di Relatività nell’Arte. Si rende conto che la realtà è soggettiva, perchè vista da un’unica prospettiva; cerca allora di rappresentarla in modo oggettivo e integrale, superando i parametri della geometria euclidea e della prospettiva, che con lui diventa spaccata e frantumata in volumi. Aggiunge una quarta dimensione, il tempo, per conoscere in modo completo la realtà, per avere contemporaneamente una visione dell’ oggetto da più prospettive.
Col suo capolavoro ” Les demoiselles d’Avignon” inaugura la stagione del Cubismo. In questo quadro, il più importante del xx secolo,  non c’è illusione spaziale.

Anche De Chirico, più tardi, presenta una nuova concezione della realtà, che va “oltre”, da qui il termine Metafisica, di cui è il padre.
La realtà assomiglia solo apparentemente a quella che conosciamo. Nei suoi quadri la luce è irreale, la prospettiva è volutamente deformata e presenta colori innaturali. C’è un senso di vuoto, tutto sembra cristallizzarsi in un attimo senza tempo.
L’artista crea sincronicità, allineamento con altri mondi e attraverso l’arte porta la luce dell’intuizione nelle zone oscure. Infatti dice “Al pari dello scienziato l’artista non inventa, ma scopre”.

Si fa sempre più strada in me la certezza del concetto di realtà illusoria e quindi dell’importanza di attuare il cosidetto ” DISTACCO” dalle cose, dagli eventi, per avere una visione più oggettiva della realtà. Distacco non vuol dire indifferenza per ciò che accade o per ciò che ci circonda, ma una visione da più prospettive, perchè sia più obbiettiva.
Il ricercare costantemente la “verità” attraverso un lavoro di introspezione, l’attivare una forma di distacco mi sta portando verso un’ equilibrio, una serenità che che non avevo.Tutto ciò genera un progressivo allontanamento dall’ ansia che modifica la percezione della realtà. La mia scala di valori sta cambiando, come cambia l’ascolto e l’attenzione verso gli altri, pretendendo però maggiore rispetto per i miei momenti, i miei spazi che diventano indispensabili come momenti rigenerativi.
Ascoltarmi deve divenire il punto focale per una visione diversa del mondo.

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