Con gli inizi del ‘900 si avvia una vera rivoluzione per quanto riguarda la concezione spazio -temporale.
Nella Letteratura, ad esempio, in Proust il tempo è interiorizzato e vissuto in rapporto alla propria sensibilità ed esperienza. Con il suo capolavoro “Alla ricerca del tempo perduto” ci propone una concezione innovativa del tempo in cui ” un’ora non è soltanto un’ora, è un vaso colmo di profumi , di suoni, di propositi, e di climi” che riaffiorano alle nostre memorie tramite reminescenze involontarie.
Nella Fisica è Einstein a stravolgere la concezione del tempo e dello spazio con la sua Teoria della Relatività del 1905. Per lui non esistono punti di riferimento privilegiati.
Quasi contemporaneamente Picasso introduce il concetto di Relatività nell’Arte. Si rende conto che la realtà è soggettiva, perchè vista da un’unica prospettiva; cerca allora di rappresentarla in modo oggettivo e integrale, superando i parametri della geometria euclidea e della prospettiva, che con lui diventa spaccata e frantumata in volumi. Aggiunge una quarta dimensione, il tempo, per conoscere in modo completo la realtà, per avere contemporaneamente una visione dell’ oggetto da più prospettive.
Col suo capolavoro ” Les demoiselles d’Avignon” inaugura la stagione del Cubismo. In questo quadro, il più importante del xx secolo, non c’è illusione spaziale.
Anche De Chirico, più tardi, presenta una nuova concezione della realtà, che va “oltre”, da qui il termine Metafisica, di cui è il padre.
La realtà assomiglia solo apparentemente a quella che conosciamo. Nei suoi quadri la luce è irreale, la prospettiva è volutamente deformata e presenta colori innaturali. C’è un senso di vuoto, tutto sembra cristallizzarsi in un attimo senza tempo.
L’artista crea sincronicità, allineamento con altri mondi e attraverso l’arte porta la luce dell’intuizione nelle zone oscure. Infatti dice “Al pari dello scienziato l’artista non inventa, ma scopre”.
Si fa sempre più strada in me la certezza del concetto di realtà illusoria e quindi dell’importanza di attuare il cosidetto ” DISTACCO” dalle cose, dagli eventi, per avere una visione più oggettiva della realtà. Distacco non vuol dire indifferenza per ciò che accade o per ciò che ci circonda, ma una visione da più prospettive, perchè sia più obbiettiva.
Il ricercare costantemente la “verità” attraverso un lavoro di introspezione, l’attivare una forma di distacco mi sta portando verso un’ equilibrio, una serenità che che non avevo.Tutto ciò genera un progressivo allontanamento dall’ ansia che modifica la percezione della realtà. La mia scala di valori sta cambiando, come cambia l’ascolto e l’attenzione verso gli altri, pretendendo però maggiore rispetto per i miei momenti, i miei spazi che diventano indispensabili come momenti rigenerativi.
Ascoltarmi deve divenire il punto focale per una visione diversa del mondo.