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IED-Milano

23 Settembre 2014

fuoco-acqua

Daniela Biganzoli(Dab)-“Fuoco-Acqua

Relazione di

Daniela Biganzoli in arte Dab

http://www.dabpensiero.wordpress.com
daniela.biganzoli@gmail.com

Responsabile del Movimento QUARTE di Arte Quantistica, promosso da EGOCREANET, ONG di Ricerca e Sviluppo a partire dal Dic. 2012. Il Movimento QUARTE e’ finalizzato ad aumentare la “realtà conosciuta” integrando i punti di vista artistico, scientifico e tecnologico per realizzare progetti internazionali su “creatività e cambiamento concettuale” a sostegno dello sviluppo della futura società post-industriale della conoscenza.

“Arte Quantistica come scintilla del cambiamento”

Come nel passato, ai tempi del Rinascimento Fiorentino, dopo un lungo periodo di decadimento, l’arte fu il linguaggio più utilizzato per trasmettere cultura nel mondo, così oggi l’Arte Quantistica, stimolando riflessioni e creando mutamenti significativi e profondi, vuole ritrovare quel dialogo perduto tra Arte e Scienza, e divenire vettore ideale per trasmettere una nuova coscienza, favorendo il passaggio da una società industriale ormai obsoleta ad una società della conoscenza empaticamente condivisa. Leonardo, simbolo di questo periodo storico, rappresenta proprio la sintesi perfetta fra queste due discipline. Secondo Kemp, il più grande studioso di Leonardo, “le sue opere sono parte di una visione che abbraccia un senso profondo dell’ interrelazione fra le cose”; una visione olistica che oggi si sta riproponendo grazie alla Fisica Quantistica. Nel Rinascimento, la scienza e la tecnica si rivolgevano però alla costruzione di macchine, mentre la Scienza a cui si rivolge l’arte oggi è soprattutto fondata sulle tecnologie della comunicazione ottenuta grazie agli sviluppi della scienza quantistica.

I principali concetti della Fisica Quantistica

La Fisica Quantistica nacque agli inizi del ‘900 ad opera di Max Planck il quale scoprì che l’energia viene emessa sotto forma di piccole quantità discrete, pacchetti d’onde, definiti, appunto, quanti (dal lat. quantum = quantità). Per capire meglio questo concetto immaginiamo un flusso d’acqua da un rubinetto; noi ci aspettiamo che l’acqua fuoriesca come un flusso continuo, ininterrotto, ebbene immaginate invece di vedere l’acqua scendere sotto forma di “goccioloni d’acqua”, uno accanto all’altro ma ben delimitati tra loro… un flusso continuo di energia sarebbe come il flusso ininterrotto d’acqua, mentre i “quanti” di energia sono i “goccioloni” che abbiamo ipotizzato. La cosa straordinaria sono le proprietà dei quanti, che hanno una duplice natura, possono essere considerati simultaneamente sia come particelle che come onde.
1) Pertanto la realtà che noi percepiamo in sostanza non è un continuo così come lo percepiamo perché è composta di vuoto e onde di energia.
In un primo tempo si è pensato che l’atomo fosse costituito da protoni e neutroni e da una nube esterna di elettroni vorticanti. I modelli interpretativi dell’atomo oggi sono più complessi (quark, materia, antimateria, stringhe…); rimane il fatto che gli atomi sono in grandissima parte costituiti da vuoto. Se il nucleo fosse grande come una palla da tennis, la nube di elettroni che lo circonda misurerebbe chilometri.
2) La materia è una forma di energia particolarmente addensata.
3) Tutti gli eventi sono pertanto Virtuali fino al momento di essere osservati. Esistono solo come possibilità.
4) Non esiste una realtà oggettiva, completamente indipendente dall’ osservatore. Come nell’ARTE, anche nella Fisica Quantistica il soggetto influenza la realtà, consciamente o inconsciamente.

5) Principio di Indeterminazione di Heisemberg, secondo il quale non si possono conoscere con precisione e nello stesso momento la velocità e la posizione di una particella. Heisemberg dimostrò che l’atto stesso di osservare comporta immettere energia nel sistema ( ea es. illuminarlo) così che la posizione e la velocità vengono modificate.
Nella FQ non si parla più di causa ed effetto e quindi di determinismo ma di probabilità.
Quindi oggi dobbiamo divenire coscienti dell’impossibilità di predire esattamente il corso degli eventi futuri. L’importanza del Principio di Indeterminazione travalica l’ambito della fisica, e investe tutto ciò che concerne i processi di conoscenza.
6) L’ “Entanglement ” (in italiano Intreccio) è il più sconcertante enigma della fisica quantistica. Si tratta di un fenomeno non-locale dove due particelle si influenzano a vicenda simultaneamente e a distanza.L’esperimento venne realizzato da Alain Aspect nel 1982. Dimostrò che ogni cosa è strettamente collegata tramite entanglement quantistico. Tutto diviene interconnesso e in tal caso il concetto di spazio e tempo meccanico(tempo dell’orologio e spazio del metro sono convenzionali) pertanto sono illusori.
In particolare sia la fisica quantica come l’arte quantistica attraverso l’entanglement conducono alla valorizzazione della sensibilità empatica.

La fisica quantistica indaga in particolare il “Microcosmo”, il mondo delle particelle subatomiche che è la sostanza effettiva del mondo macroscopico. Il microcosmo è l’effettiva realtà invisibile dove non sono applicabili i concetti di spazio e di tempo concettualmente “separati” e “meccanici”(cioè misurabili con le convenzioni dell’orologio e del metro) là dove non si possono conoscere gli oggetti, ma solo la probabilità delle loro relazioni; una realtà dove tutte le cose e tutti gli eventi sono interconnessi, dove ogni cosa mantiene la sua indipendenza nell’unione con il tutto. In questo mondo subatomico gli eventi stessi possono coesistere in stati sovrapposti, generando una realtà complessa composta da un insieme tra oggettività e soggettività, tra realtà e sua interpretazione.
La fisica Quantistica non ha avuto grande diffusione sul grande pubblico nonostante gli effetti rivoluzionari che ha prodotto. Alcuni principi emersi sono talmente difficili da accettare da creare una frattura con la Fisica classica descritta per primo da Isac Newton nel 1600. Solo intorno al 1900 filosofi e scienziati iniziarono ad accogliere critiche al determinismo meccanico Newtoniano. L’astronomo James Jeans sintetizzò in una frase il punto essenziale di tali critiche:“L’universo comincia a sembrare più simile ad un grande pensiero che ad una grande macchina “.

Crolla tra gli inizi del ‘900 ed il 1927 ( data in cui fu accertato il principio di indeterminazione quantistica) la visione “oggettiva” della realtà, a cui lo stesso Einstein continuava a credere pur accettando la Relatività. Infatti il cervello costruisce nel suo interno suoni, immagini e colori che sono forme della realtà creata dalle nostre sensazioni. La realtà che percepiamo non è reale come sostanza ma solo tangibile come forma, perché la sostanza microscopica non la conosciamo se non solo e soltanto come probabilità di interazione. Le forme della realtà sensoriale sono del tutto simili a quelli che vediamo in un sogno. Pertanto le immagini prodotte dal cervello in risposta alle nostre sensazioni, che noi chiamiamo realtà “oggettiva” non hanno niente a che vedere con la realtà sostanziale della materia e dell’energia. Infatti dal punto di vista neurologico, vedere un oggetto o immaginarlo implica la stimolazione delle medesime aree del cervello. Con il falso criterio di oggettività del reale percepito, la cultura occidentale ha perso completamente la consapevolezza di ciò che invece, per istinto, era ben chiaro per l’Uomo delle antichissime civiltà; gli sciamani, ad esempio, intendono la realtà come una forma speciale ovvero cosciente del sognare. Lo stesso Picasso, si era reso conto che la realtà è una elaborazione soggettiva della percezione, perchè vista da un’unica prospettiva; cercò allora di rappresentarla in modo diverso ed alternativo, superando i parametri della geometria euclidea e della prospettiva. In assonanza con le teorie della Relatività di Einstein Picasso aggiunse così una quarta dimensione, il tempo non più separato dallo spazio, al fine di rappresentare in modo più completo la realtà. Col suo capolavoro ” Les demoiselles d’Avignon” inaugurò la stagione del Cubismo. Anche per De Chirico la realtà assomiglia solo apparentemente a quella che conosciamo. L’artista crea sincronicità, allineamento con altri mondi e modalità di vedere. L’Arte può così fornire alla Scienza nuove intuizioni e prospettive che sono i semi del progresso scientifico futuro.

Arte e Scienza

Lo scopo dell‘Arte è stato principalmente quello di studio della “bellezza”, a differenza della Scienza che ha ricercato la ”verità”. Oggi per entrambe l’aspirazione ultima risiede nella comprensione della “realtà”, nel dare un senso alla vita, utilizzando logicamente strumenti differenti.
Picasso diceva infatti: “L’ Arte è una bugia che ci permette di giungere alla verità” per raggiungere livelli di verità superiore.
La Scienza attuale riduzionista, che si basa sulla convinzione di poter smontare ogni cosa per isolarne le singole componenti e studiarle una alla volta, sta attraversando un momento di profonda trasformazione e rinnovamento. E’ una scienza che non tiene conto che negli esseri viventi il tutto è superiore alla somma delle parti. Heisemberg, uno dei fondatori della meccanica Quantistica oltre che premio Nobel per la Fisica, diceva che “… gli sviluppi più fruttuosi si verificano spesso ai punti di interferenza tra due diverse linee di pensiero”. L’arte, ad esempio, quando è unita alla scienza e alla bellezza, è potenzialmente in grado di risvegliare la mente dell’osservatore attivando più aree del cervello, eccitando, emozionando e creando informazione simultanea nei neuroni di diverse aree che riescono ad attivare altri neuroni normalmente dormienti. Questo fenomeno viene definito “dell’arousal”, cioè “del risveglio”. Una parte della scienza è ancora ferma alla visione classica materialista, ma una sempre più consistente parte di scienziati è proiettata verso nuovi paradigmi.

Le intuizioni secondo Bohr, sono innescate dalle immagini. Lo stesso Einstein diceva che l’Immaginazione è più importante della Conoscenza e che la conoscenza è limitata mentre l’immaginazione abbraccia il mondo. A questo ho dedicato una mia opera, dal titolo “Sognare l’Oltre” dove la famosa citazione di Einstein campeggia in primo piano e si traduce graficamente nella contrapposizione fra Don Chisciotte, che impersona il sogno impossibile, la fantasia, l’immaginazione e Sancho Panza, che ben incarna la realtà e la conoscenza. La tela stessa diviene una tavolozza da pittore con i suoi squillanti colori che, insieme alla lampadina al centro dell’opera, ben esprime la creatività e il sogno al quale l’uomo deve aspirare.

Sognare l'oltreSognare l’Oltre – 90 x 90 – 2012

Secondo il neuro scienziato Semir Zeki sono proprio gli artisti che possono servire da stimolo con le loro domande. Se la scienza non comincerà a vedere il cervello da una prospettiva più olistica, avvalendosi dell’immaginario artistico, le teorie scientifiche saranno staccate dal modo in cui vediamo noi stessi. Gli artisti si affidano alla fantasia, ma la fisica moderna supera oggi l’immaginazione, richiedendo così la collaborazione degli artisti. La scienza è progredita oltre la nostra capacità di comprendere. Feynman, premio Nobel per la fisica, sosteneva che la nostra immaginazione riesce a comprendere solo la materia, il tempo che scorre verso il futuro e le tre dimensioni. Siamo prigionieri di certi schemi interpretativi da noi stessi creati nel passato. Le impalcature mentali, le ideologie, i concetti, le opinioni, condizionano sempre il nostro agire. La scienza secondo David Bohm, consiste nel creare nuove modalità percettive che ci permettono di ampliare gli orizzonti del pensiero, così da estendere la nostra intuizione oltre il senso comune, fino a comprendere un mondo che effettivamente si trova al di là della nostra percezione e creare nuove visioni. La fisica quantistica sta veramente rivoluzionando l’intera concezione della realtà. Le implicazioni delle scoperte degli ultimi decenni, tuttavia, non hanno ancora nemmeno cominciato a scalfire le nostre convinzioni acquisite ormai da secoli durante tutta l’epoca industriale.

Oggi l’ Arte, e quindi anche il Design, può rivestire un ruolo incomparabilmente più ambizioso di quello che aveva nel passato, unificando varie discipline. Pensiamo ai bambini, prima ancora di impossessarsi del linguaggio, utilizzano il disegno come tentativo di comprendere il mondo fisico. Le immagini, le forme e i colori costituiscono il mezzo di comunicazione più diretto. Per chi fa Arte o Design quindi, la creatività è basilare; affascinante ed inusuale il percorso che utilizza per partorire un ‘idea. Si è visto infatti che nei “creativi” la circolazione sanguigna si attiva in entrambi i lobi frontali mentre normalmente si registra solo in quello sinistro sede della razionalità. Quindi il creativo possiede la capacità non tanto di scoprire nuove cose, ma la facoltà di percepire la realtà con occhi diversi, accendendo anche negli altri la scintilla di nuovo sapere.
L’arte vede il mondo da un’angolatura eccentrica che le permette di mostrare quello che altri linguaggi non riescono a dire. Rembrandt, ad esempio, ha intuito qualche secolo prima degli scienziati alcuni meccanismi della visione. Rendendo, ad esempio, più nitido un occhio e rafforzando o sfumando alcuni contorni del mento o degli abiti è riuscito ad indirizzare lo sguardo dell’osservatore che inconsciamente rivolgeva l’attenzione verso punti prestabiliti. Questi sapienti tocchi di pennello creati con un preciso intento rendevano le sue opere tanto avvincenti. L’artista è, infatti per Semir Zeki, padre della Neuroestetica, un neurologo inconsapevole e un neuroscienziato ante litteram.

Arte quantistica e Design

L’Arte, come diceva Paul Klee, non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.
L’Arte Quantistica fa proprio questo, mostra, evidenzia quello che spesso altri linguaggi non riescono a dire, fornendo una nuova concezione del mondo meno limitativa e condizionante perché riduzionista.
Secondo il fisico Ignazio Licata oggi il Design non consiste più nella progettazione di oggetti statici ma è scienza ed arte di strutture dinamiche, la ricerca di soluzioni adattative complesse; è la creazione di ordine dal disordine, o di disordine dove l’ordine si è cristallizzato. Fare Design è inventarsi un progetto che sia elegante, logico, essenziale, semplice e creativo. “Pensare matematico” è alla base della formazione moderna del progettista e del designer. “La matematica non interviene solo come strumento ausiliario per dare voce e forma ad un’intuizione, ma come elemento costitutivo fondante dell’immaginazione creativa”.(Ignazio Licata)
Credo inoltre che per gli artisti o i designers le informazioni emerse dalle nuove scoperte sulle neuroscienze possano rivelarsi importantissime al fine di ottenere prodotti migliori. Oggi conosciamo sempre di più le risposte del cervello a determinati stimoli e possiamo quindi giocare su questo per ottenere una risposta efficace a ciò che vogliamo trasmettere.
Ad esempio, nella mia opera Fuoco-Acqua, vista l’importanza delle immagini, ho cercato di rappresentare l’Acqua servendomi anche delle ultime scoperte nel campo della Neuroestetica. Quest’ultima è stata fondata da Semir Zeki e studia la visione del cervello di fronte ad un’opera d’arte. Ho cercato quindi di vedere quali potessero essere le caratteristiche che maggiormente attraggono lo spettatore. Il soggetto di una delle due opere è l’Acqua, considerata da sempre come principio cosmico femminile. Viene rappresentata nella mia opera come una donna dai lunghi capelli simili a zampilli raccolti da un fermacapelli a doppia elica di DNA. Quest’ultimo è infatti alla base dell’organismo umano e si organizza intorno all’acqua, di cui siamo costituiti per tre quarti. Il DNA ha una struttura a doppia elica: due catene complementari, come i colori utilizzati nell’opera: l’azzurro e l’arancio, opposti e complementari. Grazie a questa caratteristica sembrano vibrare richiamando l’attenzione dell’osservatore che li percepisce con una luminosità rafforzata. E’al colore che viene data l’ attenzione maggiore perché è proprio questo che il cervello percepisce per primo, poi le forme e quindi il movimento. Inoltre la scelta di rappresentare l’acqua e il fuoco come volti umani è suggerita dai dati preliminari di una ricerca effettuata dal team di ricercatori della Sapienza e della Fondazione Santa Lucia di Roma che ha presentato al Congresso mondiale di bioingegneria di Osaka i dati definitivi i quali dimostrerebbero come l’osservazione dei ritratti emozioni maggiormente rispetto a quella dei paesaggi.
Giocando sugli opposti e complementari ho pensato alla coppia Acqua-Fuoco. Il Fuoco, considerato come elemento attivo di polarità maschile viene rappresentato come un uomo dai muscoli possenti che rafforza l’idea di energia, calore e luce.
La coppia di elementi Fuoco e Acqua viene quindi rappresentata nelle due opere come uomo e donna, come yang e yin, come opposti ma complementari. Disponendo accanto le due opere, vediamo che tendono uno verso l’altro, nella consapevolezza di non poter esistere senza il complementare. La loro unione perfetta costituisce l’entelechia dell’Universo.

Coppia Fuoco-Acqua

Fuoco – 100 x 100 – 2013                               Acqua – 100 x 100 – 2013

Un’altra informazione importante per catturare l’attenzione dello spettatore è giocare sull’ambiguità, sul mistero. Maestro in questo è stato Jan Vermeer, pittore olandese del’ 600 che con grande maestria riuscì a rappresentare simultaneamente su una stessa tela tante verità tutte ugualmente valide. Opere con queste peculiarità vengono utilizzate oggi come terapia nei pazienti con Alzheimer che traggono giovamento dalla loro vista divenendo non spettatori passivi ma attori del processo percettivo.
Anche “il non finito” di Michelangelo, secondo Zeki, rappresenta una sorta di trucco neurologico per amplificare il potere immaginativo del cervello. Anche Vittorio Gallese, professore del dipartimento di neuroscienze dell’università di Parma , afferma che le aree motorie che corrispondono ai muscoli tesi dei Prigioni di Michelangelo si attivano guardando i giganti che cercano di divincolarsi dalla pietra.

Arte e Scienza quantistica nella civiltà dell’empatia

“Se nel mondo agricolo la coscienza era governata dalla fede e in quello industriale dalla ragione, con la globalizzazione e la transizione all’era dell’informazione, lo sviluppo sociale si fonderà sull’ empatia, ovvero sulla capacità di immedesimarsi nello stato d’animo o nella situazione degli altri” (Rifkin). Per questo motivo ho dedicato alcune mie opere all’empatia, e quindi ai Neuroni Specchio scoperti negli anni ’80 e ’90 grazie al team del Professor Giacomo Rizzolati dell’Università di Parma che ne comproverebbero scientificamente l’esistenza. Questo non farebbe che avvalorare la tesi dell’economista e filosofo Adam Smith, che già nel ’700 diceva: «Per quanto egoista si possa ritenere l’uomo, sono chiaramente presenti nella sua natura alcuni principi che lo rendono partecipe delle fortune altrui, e che rendono per lui necessaria l’altrui felicità, nonostante da essa egli non ottenga altro che il piacere di contemplarla». Probabilmente senza i “Neuroni dell’Empatia“, non esisterebbe la società, ma solo individui isolati, in continua lotta fra loro. Osservando gli altri individui impariamo a conoscere noi stessi immersi in un sistema di apprendimento globale.

Empatia per il MondoEmpatia per il mondo – 100 x 100- 2011

Nella società attuale diviene quindi importantissimo soprattutto per un artista o un designer porre l’attenzione sui neuroni specchio. Secondo Gallese “L’abilità di un pittore coincide con la sua capacità, spesso inconscia, di rievocare un’emozione nel cervello dell’osservatore“. Quest’ultimo, ad esempio, nel caso dei Prigioni di Michelangelo, vedrà attivarsi i suoi neuroni specchio, sentirà empaticamente lo “sforzo” senza compiere effettivamente l’azione.
Proprio dallo studio di questi neuroni è emerso come il pensiero dell’individuo nasca dall’incontro con gli altri, con il gruppo; gruppo che è qualcosa di diverso dalla somma degli individui che lo compongono. Diviene allora importante coltivare la qualità intellettuale dell’individuo prima di tutto.

Concordo con Ervin Laszlo, esperto in teoria dei sistemi, quando dice che la Scienza si è sviluppata molto più rapidamente della coscienza rappresentando il maggior pericolo per l’attuale umanità, in quanto dona un’enorme potere a esseri umani senza una consapevolezza globale delle loro azioni. Credo quindi in una Scienza Olistica che non sia al servizio del materialismo, degli interessi personali ma operi nel rispetto e nell’amore del Tutto, dell’intero. Mi riferisco ad una visione dove Arte, Design e Scienza entrino in sinergia, lavorino insieme e una sia di aiuto all’altra. Pensiamo ad Einstein che attribuì soprattutto alla musica, sua grande passione, le sue intuizioni scientifiche arrivando a dire che “I grandi scienziati sono artisti”. Secondo lui l’Arte e la Scienza aspirano all’universale, partendo dall’intuizione. Anche per Arthur I. Miller, famoso fisico e divulgatore scientifico, è praticamente impossibile immaginare la scienza senza le immagini. In questa accezione, gli scienziati sono come gli artisti: entrambi cercano una rappresentazione visuale del mondo. “Nel momento della visione creativa, si dissolvono i confini tra le discipline e sia gli artisti sia gli scienziati cercano nuovi modelli di estetica“ Arthur Miller.

Bibliografia e sitografia

Semir Zeki- La visione dall’interno-Universale Bollati Boringhieri
Antonio R. Damasio-“L’Errore di Cartesio”-Adelphi
Marco Vozza – Le forme del visibile – Pendagron
Ignazio Licata – Connessioni Inattese- Politi Editore
Fondazione Matthaes – Apprezzare l’arte con gli occhi di Leonardo
Urra-“Il punto del caos”-Ervin Laszlo
http://braintwobrain.blogspot.it/2011/03/mathecodesign-il-design-e-la-matematica.html
http://oggiscienza.wordpress.com/2013/04/10/al-cervello-il-ritratto-piace-piu-del-paesaggio/
http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/scienza_e_tecnologia/emozioni-quadro/emozioni-quadro/emozioni-quadro.html

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Quantum Art Group

T.B.C. – Opera eseguita da alcuni membri di Quantum ARt Group

“Buongiorno, siamo due genitori i cui figli frequentano la Leonardo da Vinci e che sono positivi al virus della TBC e facciamo anche parte del Gruppo di Arte Quantistica denominato “QuantumArtGroup”; domani, tempo permettendo, presenteremo alla Festa di Fine Anno 2010 un’opera inedita su tela dal titolo “TBC”.

Non è nostra intenzione polemizzare con alcuno, ma soltanto ricordare quello che è capitato ai nostri figli, ricordare che migliaia di bimbi muoiono al mondo di questa malattia, vogliamo essere solidali con tutti i bimbi malati e positivi al virus in tutto il mondo e non solo nel nostro Paese.

Di seguito riporto una breve presentazione del Gruppo artistico e della sua filosofia.

QuantumArtGroup è un Gruppo di Arte Quantistica di Ricerca, Sviluppo e Formazione su Scienza ed Arte  fondato nel 2010 dal sottoscritto del quale fanno parte scienziati e artisti di ogni provenienza, rappresentando tutta l’Italia, dalla Sicilia alla Lombardia e di varie discipline artistiche: pittura, scultura, fotografia, filmati, poesia, scrittura, danza, canto, recitazione.

Il Gruppo di Arte Quantistica nasce dall’esigenza di conciliare la scienza e l’arte e ha come finalità il superamento del sistema meccanicistico per una nuova società fondata sull’Uomo Nuovo.

 

Da aprile 2011 il Gruppo è entrato a far parte di EGO-CreaNet (Associazione telematica non riconosciuta di Volontariato Scientifico,  Culturale e di Organizzazione non Lucrativa di Utilità Sociale di tipo Onlus ) diretto dal  Prof. Paolo Manzelli ex Direttore del Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze e ora in pensione.

 

Nel 2010 abbiamo messo in scena la mostra-spettacolo di Arte Quantistica “L’intreccio quantistico tra ordine e caos” a Milano presso lo Spazio Eclectika, alla Biennale di Ferrara presso lo Spazio d’Arte l’Altrove di Francesca Mariotti e ai MiTiCi, Milano Talenti Creativi, Teatro Scuola Paolo Grassi. Sempre nel 2010 abbiamo organizzato la Prima Collettiva di Arte Quantistica a Rovescala , provincia di Pavia con esposizione di quadri, sculture, poesie, scritti, libri, fotografie  e proiezione di filmati quantistici e, nell’occasione, anche il Primo Convegno di Arte Quantistica al quale hanno partecipato il sindaco, gli assessori,  la presidentessa della biblioteca comunale e numerosi cittadini.

 

I temi fondamentali  dell’Arte Quantistica richiamano concetti forti come il cambiamento culturale inteso come interrelazione tra arte e scienza per promuovere il pensiero critico, la comprensione della complessità degli equilibri naturali, sociali ed economici che generano la diversificazione del sistema vivente e della società.

Questo cambiamento culturale lo intendiamo nel senso di  innovare mediante l’arte e la scienza il modello di ricerca e sviluppo produttivo per superare la vecchia forma di industrializzazione meccanica ormai obsolescente.

 

Noi riprendiamo le scoperte della fisica quantistica del secolo scorso e di questi ultimi anni e le interpretiamo da un punto di vista artistico.

  • Una delle caratteristiche dell’Arte Quantistica è l’interpretazione artistica degli spazi di Hilbert.  Se questi in fisica sono definiti come un insieme con una struttura lineare, ossia uno spazio vettoriale in cui è possibile parlare di distanze, di angoli, di ortogonalità, così da un punto di vista artistico gli spazi di Hilbert sono tridimensionali e complementari agli spazi che l’osservatore visualizza. Questi spazi si rivolgono  al fruitore delle opere con un messaggio di apertura mentale incentivando l’osservatore a porsi domande, a porle ad altri, mettersi in dubbio, vedere le cose e la realtà da tutti i punti di vista, anche i più insoliti e aggiungere fantasia ai nostri cinque sensi affinché ne sorgano di altri. 
  • Altra caratteristica dell’Arte Quantistica è l’interpretazione artistica dell’empatia da en = dentro e Pathos = sentimento che corrisponde alla capacita di esprimere simpatie e proiettare fiducia nel cambiamento della capacita di conoscere, così come la meccanica quantica è riuscita ad esprimere una nuova lettura della realtà micro che era divenuta impercettibile agli inizi del secolo scorso.  Oggi la stessa fisica quantistica si e evoluta trattando del sub-mondo nano-metrico ( che va oltre il mondo micro), ma pur dovendo affrontare nuove difficoltà concettuali causate dalla nuova struttura spazio temporale della nano-dimensione, la fisica quantistica ha mantenuto l’identità della ricerca di una costruzione di conoscenze correlate ancor più alla forma che alla sostanza della materia. In questo caso l’Arte Quantistica interpreta le precedenti concezioni di empatia che socialmente corrispondono a cooperazione, sostenibilità reciproca, condivisione dei saperi ed anticipa l’evoluzione sociale ed economica della società nel suo complesso.
  • L’artista-scienziato appartenente al gruppo di Arte Quantistica sente nel proprio essere l’attitudine biovitalista che definisce una nuova dimensione etica del piacere dell’esistenza. Egli cerca di ricreare costantemente quegli stati d’animo illuminati che normalmente sono confinati ai momenti nei quali si esprimono l’amore o l’amicizia incondizionati. Se quei rari momenti, acceleratori di vita, che esaltano la nostra esistenza si trasferiscono più frequentemente nel nostro vivere quotidiano tutta la società ne trarrà vantaggio, oltre ovviamente al dilatarsi della nostra gioia personale. L’artista quantistico diventa pertanto un trasmettitore del messaggio biovitalista, non legato a politica, religioni, razze e classi, ma generato da eventi creativi spontanei che usano la Concordia come mezzo per sanare in modo più armonico quelle istanze divenute ormai evidenti tra gli uomin  In un periodo di crisi e di forti cambiamenti come quello che stiamo attraversando, l’Arte Quantistica può avere una forte voce in capitolo, può far capire tante cose, ma soprattutto, deve far aprire gli occhi alla gente, far comprendere la realtà vera, anche quella non immediatamente percepibile
  • Il nostro fine è favorire la condivisione delle nuove idee mediante mostre, spettacoli, convegni, dibattiti e riflessioni sulle esperienze artistiche, scientifiche e sociali effettuate e sui nuovi paradigmi che stanno nascendo per superare la società meccanicistica…”

QuantumArtGroup Gruppo di Ricerca, Sviluppo e Formazione su Scienza ed Arte

aderente a EGOCREANET, Associazione telematica non riconosciuta di Volontariato Scientifico,  Culturale e di Organizzazione non Lucrativa di Utilità Sociale di tipo Onlus

University of Florence, Dipartimento di Chimica

Coordinato dall’artista Roberto Denti. e-mail: roder53@gmail.com

Presidente: prof. Paolo Manzelli. email: lre@unifi.it

Polo Scientifico, Via Della Lastruccia 3 50019 – SESTO F.no – (Firenze)

 

 

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di Paolo Manzelli

La delocalizzazione delle industrie, l’esternalizzazione degli apparati produttivi in un sistema di appalti non piu centralizzati nella fabbrica,  associato alle tecnologie di comunicazione interattiva delle conoscenze hanno creato nel territorio  un sistema economico incapace di fare sistema, e pertanto assai debole per poter rispondere alla competizione globale sempre piu’ aggressiva.

La crisi dei sistemi socio-economici locali oggigiorno necessita pertanto di rinnovate mutazioni strutturali sia degli assetti produttivi che delle strategie di sviluppo delle conoscenze. La Regione Toscana si propone pertanto di favorire la riconfigurazione dei sistemi produttivi e di ricerca in modo che possano co-organizzarsi come “Poli di Sviluppo Tecnologico” .

In questo contesto la Onlus EGOCREANET/LRE di Ricerca Educativa e Sviluppo Sociale , recentemente si è attivata per collaborare ad una prospettiva di sviluppo capace di riposizionare ricerca e  impresa nell’ ambito di una strategia di aggregazione di alcuni cluster di competenze e di innovazione organizzati per tematiche complementari di riconversione degli assetti produttivi in poli tecnologici regionali.
Per favorire lo sviluppo dei  Poli Tecnologici della Regione Toscana, abbiamo iniziato a co-organizzare con le agenzie di sviluppo locale l’ ASEV di Empoli (FI) e l’ APSLO di Poggibonsi  (SI) , l’ Eurosportello della Confesercenti ed l’ ITIS Ferraris Brunelleschi di Empoli, ed altri enti partners, la TUSCANY-NANOWEEK (1) , il cui programma è basato su cicli di  conferenze /dibattito sulla costruzione del Polo Toscano delle Nanotecnologie , finalizzate per compiere una ricognizione sulla percezione di come le necessità di cambiamento  dei sistemi di produzione  vada ad impattare le trasformazioni nella formazione e nella ricerca nell’ Universita’ e nella scuola.

Infatti per superare la crisi strutturale contemporanea risulta necessario un cambiamento che comprende una forte ibridazione tra formazione ricerca e sviluppo produttivo basata su la costruzione di una complessa rete di condivisione delle conoscenze organizzata mediante il superamento degli steccati disciplinari, e la  cooperazione di Imprese , Università e Scuole disponibili a collaborare allo sviluppo dei Poli Tecnologici.(2)

Viviamo in un epoca decisiva per costruire  un modello di sviluppo innovativo capace di dare lavoro ai giovani diplomati e laureati. Pertanto l’ esigenza primaria e’  quella di coinvolgere e motivare il protagonismo dei giovani nell’ impegnarsi nell’ ambito di  una formazione capace di anticipare le alternative di  sviluppo.

Con questa convinzione la Tuscany Nano-Week apre le iniziative di condivisione e di consenso per la costruzione di scenari prospettici dello sviluppo regionale organizzato in Poli di sviluppo tecnologico, proprio  partendo dal coinvolgimento dei giovani studenti delle scuole superiori.

Infine per dare continuita’ alle varie iniziative itineranti nella Regione Toscana della Tuscany Nano-Week e’ stata realizzata la piattaforma   territoriale strategica (3) nella quale sara’ possibile contribuire ad individuare e condividere una visione prospettiva dello sviluppo della rete dei poli tecnologici della Regione Toscana.

T-NW Partners:<www.edscuola.it/lre.html> <www.asev.it > ; <www.apslo.it/> ;

<www.eurosportelloconfesercenti.it/ >; <http://www.iisferraris.it/ >
Biblio ON LINE

(1)   – http://www.edscuola.it/archivio/lre/STRATEGIE_SVILUPPO.pdf

(2)     http://www.edscuola.it/archivio/lre/IBRIDAZIONI_DEL_SAPERE.pdf

(3)     http://www.toscanaeconomia.it

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“L’INTRECCIO QUANTISTICO TRA ORDINE E CAOS”

Mostra-spettacolo di Arte Quantistica a

MiTiCi – 10 Dicembre 2010-Ore 20-Tetro Scuola Paolo Grassi-

Via Salasco, 4 – Milano

Prenotazione obbligatoria

Dopo il successo ottenuto alla Biennale di Ferrara il Gruppo di Arte Quantistica, di cui faccio parte, ripresenterà a Milano la sua mostra-spettacolo durante la manifestazione MiTiCi .Tre giorni all’insegna del teatro, della danza, del cinema, della musica, della multimedialità. Un’occasione di incontro tra domanda e offerta nell’ambito della produzione artistica e delle arti performative. Momenti di confronto sul tema della creatività e del mercato. Sessioni di formazione sul tema della promozione e della valorizzazione del proprio prodotto creativo.

Si tratta di un’iniziativa cofinanziata da Fondazione Cariplo, Ministero della Gioventù, Upi e Azione Province Giovani, tramite Provincia di Milano. MiTiCi è il momento di restituzione pubblica dei 16 progetti creativi messi in cantiere attraverso i bandi Experience e Fare Work. Si distingue da tutte le altre manifestazioni di questo genere perché si pone anche come momento di rapporto con il mercato: in questo più simile ad una borsa dei talenti che a un tradizionale festival. E’, inoltre, un’occasione di formazione e scambio: sono previsti barcamp e seminari mirati alla conoscenza effettiva dello scenario culturale e produttivo, alla condivisione di strumenti utili alla stesura di progetti e alla creazione d’impresa. MiTiCi offre alla città uno spaccato di progettualità creativa nei settori interessati e offre la possibilità di far conoscere e allargare il Parco dei Talenti Creativi e Innovativi.

“Oggi, nel XXI secolo, larte trova nuove  ispirazioni, nuovi modelli di riferimento, basati sul superamento delle limitazioni delle vecchie idee meccaniche, generando un’ azione anticipatrice ed innovativa dell’ immaginario scientifico e tecnologico capace in realta’ di favorire più utili interpretazioni della vita e della sua evoluzione .
L’ arte quantistica attraverso l’ entanglement ,  conduce alla valorizzazione della sensibilita’ empatica, che è la forma  più sottile e complessa d’ intelligenza di quella intellettuale; questa infatti richiede una sensibilità molto raffinata, capace di captare e rafforzare le emozioni creative generative di un rinnovo concettuale fondato sul rapporto di sintonia tra l’ osservatore e l’ oggetto osservato.
L’ entanglement tra particelle quantiche, ma anche tra elettroni ed atomi, può essere considerato la scoperta più rivoluzionaria del XXI secolo, proprio in quanto correla  in due o piu’ particelle nella formazione di campi di energia, che modificando la configurazione dello spazio-tempo, permettono l’ esistenza di  una informazione simultanea, la quale  puo’ essere comunicata a distanza, creando una nuova relazione di sinergia non comprensibile nel quadro significativo della vecchia scienza meccanica.
Nell’ era post-industriale dell’ entaglement quantistico,  arte e scienza trovano pertanto fondamento ed ispirazione  comune nel  modificare le concezioni inadeguate della percezione della vita, che  in precedenza  sono state condizionate dall’assunzione del  paradigma meccanico, costruito e socializzato come senso comune, durante tutta l’epoca industriale che possiamo ormai considerare del tutto obsoleto.
Le piu’ importanti implicazioni contemporanee dell’ “entanglement era” dell’ arte e della scienza, si concentrano nel dare  sostanza ad una nuova espressione all’ esigenza di un rinnovato modello di sviluppo sociale ed economico della bio- e dalla green economy.”
di Paolo Manzelli

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Paolo Manzelli <pmanzelli.lre@gmail.com> ; www.edscuola.it/lre.html

La crisi dell’ Universita’ nell’ ambito della società della conoscenza è essenzialmente causata dalla insensibilita’ dell’ accademia ai cambiamenti che hanno il loro fulcro in una profonda modifica della struttura organizzativa e trans-disciplinare delle conoscenze.

Il mantenimento della formazione specialistica delle lauree comporta che la ricerca sia troppo spesso fine a se stessa anziche’ fornire  un contributo fondante dello sviluppo della  società della conoscenza condivisa, così che il risultato è che, più aumenta la formazione professionale disciplinare più aumenta il livello dì incomprensione del cambiamento cognitivo che necessita  di contestualizzare e di sviluppare nella ricerca un pensiero critico e creativo.

Il cambiamento della società della conoscenza rispetto alla vecchia società industriale è infatti conseguenza dello sviluppo sociale ed economico che non ha più la sua funzione primaria basata sulla produzione materiale in quanto il sistema economico ha spostato la circolazione del denaro su i “beni intangibili”, tra essi hanno subito un elevato valore aggiunto nella fase attuale della economia della informazione  l’ entertainement  , cioe’  “tutto quanto fa spettacolo”.

L’ Universita’ e la ricerca attualmente sono pertanto in estremo ritardo; infatti per mantenere i privilegi di categoria ha agito come un sistema chiuso proprio al fine di  evitare nel comprendere il cambiamento sociale ed economico dove la produzione di ricchezza non e’ piu’ fondata su un modello della vecchia società industriale e della sua organizzazione del lavoro la’ dove si  distingueva nettamente lavoro manuale ed intellettuale in professionalita’ gerarchicamente distinte.

Indipendentemente dalla impermeabilita’ accademica al cambiamento nella società contemporanea si e’ sviluppata una nuova divisione del lavoro favorita da un sistema di comunicazione interattivo delle conoscenze.

Inoltre assieme al superamento progressivo della socieà industriale di indole cognitiva meccanica, ormai in declino , si sta sviluppando un nuovo processo di produzione basato sulla ricerca e l’ innovazione delle scienze e delle tecnologie della vita dando luogo ad uno sviluppo bio-economico sintetizzato dalla strategia Europea denominata Knwoledge Based Bio-Economy (KBBE), dove la ricerca scientifica e tecnologica diviene l’ elemento centrale del cambiamento.

Adeguarsi al cambiamento necessita pertanto per le Universita’ e la Ricerca, l’ attivarsi nel modificare i criteri che la rendono chiusa al cambiamento della società della conoscenza basata sulla condivisione dei saperi ;  cio’ comporta una modifica strutturale sia delle lauree specialistiche, ancora basate sulle tradizionali e standardizzate suddivisioni disciplinari, in quanto le nuove strategie di formazione di  dovrebbero consentire la formazione di competenze innovative ad elevata capacita di disseminazione del necessario rinnovamento trans-disciplinare dei contenuti della ricerca.

Infine la Ricerca Universitaria necessita oggi di essere finalizzata per potenziare la strategia della GREEN-ECONOMY , proprio per superare definitivamente il modello di sviluppo meccanico della società industriale ormai del tutto obsolescente.

L’ Università riattivandosi su questo profilo strategico di supporto alla GREEN-ECONOMY , potrà rinnovare il proprio ruolo di fonte di rinnovamento cognitivo, proprio in quanto il cambiamento della produzione non potra’ essere solo  il risultato del cambiamento tecnologico-produttivo, ma frutto di una risposta ecologica orientata al superamento delle concezioni e delle cognizioni meccaniche dell’ era, che ormai induca al disastro ambientale, basata dell’ energia derivata dal petrolio e quindi delle concezioni che sono state coniate ed ereditate dal passato dell’ epoca industriale.

BIBLIO ON LINE

Progetto Conoscenza : http://www.descrittiva.it/calip/dna/progetto-conoscenza.pdf

Ceativita ed Innovazione: http://www.steppa.net/html/scienza_arte/scienza_arte27.htm

Intelligenza territoriale: http://www.caosmanagement.it/art51_09.html

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Tratta da http://www.ilgiornale.it/foto-id=597269-x=800-y=800/leonardo.jpg

Il 20 Maggio Radio 1 ha trasmesso, durante la trasmissione Benfatto, un‘intervista al Prof. Paolo Manzelli dal titolo “Intelligenza e  Creatività “, che riporto di seguito. Già precedentemente avevo pubblicato un’altra interessante intervista del Professore che è presidente dell’Associazione telematica EGOCREANET e Direttore del laboratorio di Ricerca Educativa del dipartimento  Chimica-Fisica dell’Università di Firenze.L’argomento è sicuramente interessante e comprensibile, grazie alla sua capacità di rendere semplici temi tanto complessi.Vi invito pertanto alla lettura e all’ascolto di entrambe le interviste  sulla creatività.

1) La creatività ed i processi mentali.Quali sono i percorsi che accrescono la creatività?

Creatività come espressione della potenzialità cerebrali.
L’idea di creatività come atteggiamento mentale prende significato differente in ogni epoca storica. La creativita  e’ definibile come la capacita’ di  anticipare e rendere possibile un cambiamento culturale, scientifico o sociale. Pertanto  l’attività creativa e’ radicata non solo nella capacità dell’ individuo, proprio in quanto  acquisisce significato nella società e nella storia come funzione anticipativa di nuove conoscenze .
La creatività è quindi una funzione cerebrale di potenziamento delle capacita’ di espressione cerebrale di un individuo in relazione al suo contesto storico.

2) Lei ha analizzato il rapporto tra i mitocondri e l’ossigeno, in modo semplice ci fa capire di cosa si tratta?

Troppo spesso si è ritenuto che la creativita’ fosse determinata unicamente dal sistema ereditario, il DNA che caratterizza ciascuno di noi.
Tale concezione che porta a concepire la creatività come “innata” e’ del tutto errata, proprio in quanto  non abbiamo un solo DNA nucleare ( n DNA al centro del Nucleo) ma dobbiamo considerare l’esistenza e la compartecipazione di  un secondo DNA quello Mitocondriale.
Quest’ultimo e’ il DNA dei Mitocondri che ereditiamo in linea diretta dalla madre.
L’ abbondanza della riproduzione dei  Mitocondri nelle cellule (ed in particolare nei neuroni ), non e’ costante, poichè dipende dall’ esercizio dei vari organi;  infatti come l’ esercizio fisico permette di far crescere i mitocondri nei muscoli, nel cervello la crescita dei mitocondi e’ correlabile all’ esercizio mentale.
Pertanto e’ l’esercizio del pensiero  a potenziare nei neuroni le attività metaboliche dei mitocondri, le quali sono necessarie per produrre energia ed attivare la  neurotrasmissione che ci permette di utilizzare  il cervello nelle sia potenzialità intuitive, empatiche e creative.
Pertanto l’ interazione tra i due DNA ( Nucleare e Mitocondriale) e’ il vero artefice delle potenzialità di espressione creativa di ciascun individuo.

3)  A parità di quoziente intellettivo perchè si è creativi in modo differente?
 
 ” Abraham Lincoln”  disse : Nella sua grandezza, il genio disdegna le strade battute e cerca regioni ancora inesplorate”.

Oggigiorno la ricerca della “reatività” è  un’ esigenza di crescente interesse, proprio in quanto viviamo nel quadro di una transizione epocale tra la vecchia società industriale e la nuova società della conoscenza .
Pertanto la Creatività contemporanea  può essere definita come  l’ immaginazione dell’ Isola che non c’e ( di Peter Pan o nella canzone di Edoardo Bennato)  ed infatti  la creativita’ corrisponde all’ effettiva capacità di anticipare  una visione del mondo che ancora non c’e’, ma che e’ auspicabile come transizione culturale e scientifica e sociale .
Questa visione creativa basata sula innovazione del pensiero, emerge come in sogno dall’ esplorazione di differenti aree cerebrali, sia razionali che emotive ed affettive ovvero pulsionali .
La diversa combinazione preferenziale che ciacun creativo pone in atto, (sia che sia artista, scienziato, manager o politico ecc.. )può  quindi emergere dalle modalità di pensiero e di attenzione che producono le evidenti differenze di creatività espresse da ciascun individuo.
 
4) C’è un legame stretto tra creatività ed intelligenza?
 
“Creativita ed Intelligenza” possono essere attività convergenti o divergenti, ciò in quanto l’ intelligenza ha una determinante razionale utile alla risoluzione di problemi mentre la creatività, può  essere rivolta a cambiare il quadro della  razionalità acquisita storicamente  ed agire nella costruzione di un nuovo paradigma cognitivo basandosi su l’ immaginario, l’ intuito e la fantasia.

5) Come si può catalogare la creatività ?

Certamente non è facile catalogare le varie tipologie di Creatività, ma alcune fondamentali distinzioni possono essere concepite partendo dalla differenza delle funzioni cerebrali .
Una distinzione evidente  risiede nelle distinzioni di creatività di genere.
Infatti  tra maschi e femmine ci sono differenze dovute alle  funzionalita’  dell’ uso differenziato dell’ emisfero destro e sinistro che normalmente evidenzano nelle femmine le capacità intuitive ed empatiche rispetto a quelle dei maschi.
Le forme di creatività maschile e femminile, pertanto, non sono né equivalenti nei loro  percorsi cerebrali anche se sono  comparabili come risultati.
Altre distinzioni di genere richiedono un più  ampio approfondimento per evidenziarne la rilevanza di come una accuita sensibilità possa agire nel favorire atteggiamenti di notevole perspicacia”.

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http://www.gadlerner.it/2008/10/20/allinfedele-le-classi-per-studenti-immigrati.html?cp=all

L’8 Maggio 2010 si terrà a Castiglioncello(Li) un Convegno sulla Creatività e Biodiversità. Argomento quest’ultimo di assoluta attualità dal momento che il 2010 è l’anno dedicato proprio a questo importante tema.Il Prof.Paolo Manzelli porterà una relazione dal titolo “Il Bambino Cre-Attivo” la cui lettura consiglio vivamente( cliccate qui.)

Inutile dire quanto sia importante lo sviluppo della Creatività nei bambini, che maggiormente rispetto agli adulti presentano  una mente aperta e pronta ad apprendere. Per questo è importante che la scuola sia adeguata a svolgere questo ruolo basilare, fornendo gli strumenti necessari per permetterne  il suo sviluppo. E’ un argomento che mi tocca particolarmente avendo sperimentato personalmente quali influenze negative possa causare una maestra con metodi di insegnamento più simili all’800 che ai tempi in cui mi trovavo, poco più di una quarantina di anni fa.Non credo che una scuola fondata su rigidità, preconcetti,  condizionamenti, schemi mentali ormai logori possa sviluppare la creatività.Anche la semplice scrittura diveniva una serie di regole da rispettare, una scuola per calligrafi vecchio stile. Lo stesso dicasi per il disegno che poco aveva dello sfogo creativo, dove il bimbo può esprimere se stesso, esplorare un linguaggio più libero, un esempio di scuola ripetitiva e quasi ossessiva che non lascia spazio alla fantasia e alla libertà di pensiero. Ma la cosa che più mi rattrista è che questa insegnante ancora oggi viene ricordata  come modello dalle persone che l’hanno conosciuta. Penso che avrei finito per odiare qualsiasi disciplina  se un’ esperienza opposta  non mi avesse al contrario, evidenziato la bellezza  soprattutto del disegno e della matematica, grazie ad un’altra maestra che teneva nello stesso paese dei corsi estivi per i ragazzi delle elementari.Il suo metodo, vuoi anche per la giovane età e per una laurea all’Accademia di Brera, era del tutto diverso:un approccio dolce che cercava di coinvolgere i bambini divertendoli. Le lezioni di aritmetica si trasformavano in giochi che ci appassionavano e nessuno di noi si sentiva escluso da quello che sembrava più un divertimento che una forma di insegnamento.Apprendere con questi metodi non convenzionali almeno per l’epoca, ti regalava l’amore per le varie discipline che già allora questa maestra sapeva intelligentemente fondere tra loro.Ricordo ancora con nostalgia i momenti dedicati alla pittura, dove eravamo liberi di esprimerci ma guidati nello stesso tempo ad apprendere anche le tecniche necessarie a migliorarci. Anche l’ambiente, ora che ci penso, aveva la sua importanza:ci riceveva in uno grande locale dove regnava un caos assoluto, dai colori a tempera, ai libri, alle pappe dei suoi bimbi.Ma tutto questo rendeva l’ambiente creativo e aveva il potere di metterci a proprio agio. Questa esperienza positiva, che ripetevo tutte le estati, mi ha dato l’opportunità di avere un’altra visione della realtà, di farmi capire che una scuola diversa può esistere, dove alunni e insegnanti possono confrontarsi e crescere insieme, nel rispetto reciproco e nell’ assoluta libertà di essere sè stessi.

Creativi si nasce o si diventa? Dall’esperienza prima descritta dovreste avere già intuito qual’è il mio pensiero, ma una risposta scientifica si può trovare nella bella intervista del Prof. Manzelli trasmessa da Radio 1.

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