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Archive for aprile 2018

PAOLO MANZELLI -CLUSTER/EGOCREANET “BioQuantica”; <egocrenet2016@gmail.com>

Il Cluster BIOQUANTICA www.bioquantica.org, si occupa prevalentemente della Riformulazione della Biologia Quantica in modo critico/costruttivo per superare le limitazioni del meccanicismo che deformano ogni capacità di comprensione della Vita e della sua evoluzione.

In tale contesto  DNA /Antenna, utilizza le varie possibiltà di coerenza strutturale della “memoria dell’acqua” per mantenere e riprodurre le differenti conformazioni che il DNA assume svolgendosi e piegandosi in posizioni correlate direttamente con lo svolgere delle sue diverse espressioni funzionali di trasduzione e trasmissione dell’informazione genetica.(1)

L’ insieme dell’acqua di idratazione e del DNA forma un “Hydrogel/DNA” una super-struttura (2) dove le sequenze di basi piezoelettriche emettono deboli emissioni elettro-magnetiche (biofotoni ) le quali modificano la composizione strutturale del legami a ponte ad H (idrogeno) dei cluster dell’H20. Tali diversi clusters di idratazione del DNA mantengono la loro “forma temporanea” attivata e poi ritornano ad una forma precedente ciclicamente esibendo simbiotiche proprietà di memoria che sono proprie della “commutazione di forma” dell’Idrogel DNA/H2O. Va notato che “Memoria di forma” non dipende direttamente dal tipo di sequenza genetica coivolta, pertanto l’attivazione delle diverse configurazioni del “DNA/Hydrogel” viene indotta da stimoli “epigenetici” di varia natura.

Quanto sopra detto sul DNA/idratato come materiale intelligente a “memoria di forma” viene similmente utilizzato in applicazioni tecnologiche di ampia utilizzazione in medicina, ciò proprio in quanto ad es. il DNA può essere usato per creare un gel semiliquido che si trasforma in solido a seconda della densità di idratazione. (3)

ScreenHunter_172 Apr. 29 10.00http://www.rivelazioni.com/youtube/la-geometria-delle-forme-e-musica-solidificata-pitagora/

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(1): https://dabpensiero.wordpress.com/2017/10/15/morfogenesi-e-quantum-dna-laser-antenna/

(2), DNA/H2O,Superstruttura ; https://www.inabottle.it/it/cultura/comportamento-acqua-dna

(3)- DNA-Meta-materiale con Memoria: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/adma.201403702

 

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di Paolo Manzelli e Daniela Biganzoli

egocreanet2016@gmail.com , www.bioquantica.com

EVA ERA AFRICANA

Eva era africana-Daniela Biganzoli(Dab)

“Bellessere”  è traducibile  in inglese come “Nice Being , Wonderful Being, Fun Being”, ed ha una dimensione concettuale bioquantica delle relazioni tra epigenetica e genetica, inteso come paradigma fondamentale per divenire artefici del miglioramento qualitativo ed armonico della vita.

La strategia del Bellessere facilita la persona a non divenire alienata da fittizzi ed obsoleti modelli culturali della società meccanica-industriale che allontanano l’uomo/donna dall’essenza della qualità della vita.

La Medicina ha come obiettivo la salute, pertanto limita la sua azione al “BENESSERE” che è importante ma che non è sufficiente a migliorare il modus vivendi delle persone e del loro ambiente al fine di ottenere uno stile di vita attivo che favorisca un invecchiamento finalizzato al BELLESSERE. IL benessere può essere il punto di partenza per il nostro successo ma non basta.

Il Life Stile del “Bellessere” non si riduce all’“essere belli” così come e’ stato perseguito dalla società in cui “tutto fa spettacolo”, nella quale l’immagine di sè ha preso il sopravvento sulla cultura. Ciò in quanto la bellezza conta proprio per sembrare e apparire come forma estetica anzichè dare valore alla propria esistenza come espressione di potenza creativa ed originalità di innovazione.

In tale clima comportamentale la “chirurgia estetica” è diventata un simbolo di ritorno alle aspettative di giovinezza impregnate da modelli di bellezza femminile e maschile artefatti ottenuti gonfiando di silicone le sporgenze, spianando rughe e rugosità, e togliendo al volto ed al corpo il sapore veritiero di una vita vissuta.

Ciò è stato perseguito riducendo al minimo i livelli di coscienza di medici e clienti, per poi giungere al trionfo del grottesco, determinato dalla violenza del bisturi nel tracciare e ricucire nuove linee sottoposte a norme di “bellezza” che in gran parte si sono trasformate in caricature di fasulla giovinezza, tratta dall’espressione di volti e fattezze privi di rughe ma simultaneamente percepite come prive della individualità del Bellessere naturale. Queste persone che si sottopongono a continui trattamenti  finiscono per essere tutte simili ad un unico modello, per altro esasperato, che impoverisce anche lo spirito e sicuramente non crea assolutamente un valore aggiunto.

La Strategia scientifico-culturale del “BELLESSERE” sarà sviluppata da EGOCREANET/Cluster come rinnovata consapevolezza finalizzata a migliorare la “qualità dell’ essere” e pertanto sarà parte integrante di una “nuova percezione del bello”, capace di prevenire le degenerazioni dell’estetica contemporanea sia riarmonizzando gli stili e i cicli di vita naturali sia incentivando una conoscenza olistica dell’essere dotata di una elevata coscienza.

Il “bellessere” richiede prima di tutto tanta energia vitale che si ottiene con un corpo sano; una buona alimentazione ricca di energia che ci fortifica; infatti come diceva Einstein :“Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c’è altra via. Questa non è filosofia. Questa è fisica”.

Importante è anche una costante attività fisica senza eccessi, imparando a “sentire” i segnali che il nostro corpo ci invia costantemente per indirizzarci  verso terapie che possano stimolare l’attivazione di un processo di auto guarigione. Infine ritorniamo a dare valore  alla Luce, al suo potere terapeutico. Infatti come dice l’ingegnere Fabio Marchesi nel suo libro”La Luce che Cura”: “La Luce del Sole è la più potente medicina che la natura abbia messo, gratuitamente, a disposizione dell’uomo.

Ma questo bellessere, che sicuramente ci arricchisce e ci dona serenità diviene sterile  se non è rivolto ad un bene comune.

 

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“Il pettirosso”

di Vincenzo Cantara

vincenzo-cantara

L’uccellino con il cuore

rosso volava nelle stanze

del museo. Come era

arrivato lì? Quale finestra

non aperta lo aveva lasciato

entrare? Forma formante

di cose sensibili e transitorie

mi apparve come il simbolo

dell’Anima e, più ancora,

custode del sangue

del Cristo interiore.

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“Disco solare”

di Vincenzo Cantara

Vibrazioni

Vibrazioni“-Opera digitale- Daniela Biganzoli (Dab)

Nel nostro cervello

si incontrano flussi

vibrazionali.

 

Tutto è all’interno di un grande

caos oppure in un ordine

complesso. Nelle sinapsi

si rincorrono pensieri, nei

mitocondri si producono

energie. Dove sta Dio?

Dov’è il Grande Architetto?

 

Forse le stelle erranti

sono state le madri

delle acque terrestri.

Forse vergini madri,

un tempo,  partorivano

gemelli e questo

rimane un mistero.

 

Possiamo guardare il disco solare

ma non vediamo ciò che si nasconde

dietro il suo volto infuocato. Ditelo

al mondo intero: “la divinità

solare ci fa vivere e morire”.

 

 

 

 

 

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di Vincenzo Cantara

vincenzo-cantara

In uno sguardo

che non è solo il nostro

ci siamo incontrati

e ci incontriamo ancora

nella visione del Tutto,

come fotoni che spargono

luce, come fononi che

fanno vibrare le stelle.

 

Anche tu senti il suono

del firmamento?

 

Superate le barriere

di questo Universo

ci spostiamo più in là,

dove il suono di noi

si accorda con la musica

della grande Sorgente.

 

 

 

 

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“Agni”

di Vincenzo Cantara

Fuoco (2)

Fuoco“- Daniela Biganzoli (Dab)

Esisto come essere duale

che sta tra la coscienza e la materia.

 

Mi muovo nell’anello invalicabile

nutrendomi di Agni, il sacro fuoco

che arde all’interno dei mitocondri

nei legami idrogeno del DNA.

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Dal superamento del dualismo alla fisica dei quanti:

verso una nuova escatologia dell’esistenza.

Dott.ssa Loredana Filippi

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IV° PARTE

 L’USCITA DAL LABIRINTO: ovvero superare l’illusione della realtà separata!

“Io sono tu e tu sei io,

e dove tu sei io sono

e in tutte le cose sono disperso.

E da ovunque tu vuoi, tu mi raccogli

Ma, raccogliendomi, tu raccogli te stesso”

(frammento gnostico, Vangelo di Eva, Epifanio da Salamina)

Soggetto e oggetto si fanno l’uno specchio dell’altro: “io sono tu e tu sei io”, recita il dodicesimo frammento del Vangelo di Eva, di Epifanio da Salamina. Insieme, si compie “il miracolo della cosa una”[1].

Ma cosa significa superare il dualismo? Significa percepirsi “organicamente”, significa che è assurdo che la mano destra faccia la guerra alla mano sinistra. Significa passare dalla competizione alla collaborazione, unica strada verso la fertilità. Significa veramente entrare in una nuova era, dove la guerra non ha più senso e non nutre se stessa con la sua assurdità. Forse una nuova età dell’oro veramente ci aspetta, la stessa che regnava prima della “prima, grande, vera guerra”, quella di “Quando Troia era solo una città[2]. Quella di quando ancora non si era imposta la visione patricentrica del mondo che, come sostiene la studiosa Mirella Santamato, autrice del libro appena citato sulla possibile “età dell’oro” che precedette la guerra di Troia, ha operato il capovolgimento dei simboli. Prima che matriarcato e patriarcato iniziassero persino a potersi contrapporre. Prima del prima, insomma. O prima dell’avvento del regno del due, del dià-bàllein, che separa per poter riunire, guidando l’umanità verso l’uscita dal limbo dell’inconsapevolezza. Sacra saggezza del serpente: poiché nulla va demonizzato, ma compreso, come Platone insegna, in una realtà superiore che lo significa e “sensifica”.[3]

Ma annuncia soprattutto che, finalmente, comparire e scomparire divengon solo apparenza: “E’ nel nascere e nel morire, cioè nell’acquisizione dell’esperienza della morte, che c’è la vera esperienza della coscienza, in un universo dove, in realtà, la morte non esiste.” (Corrado Malanga)

“Segno sarà che niuna cosa muore, se ne ritorna sempre l’apparenza?” indimenticabile “febbraio” di Giuseppe Ungaretti, dalla raccolta “Il taccuino del vecchio”.

Uscire dal labirinto. Con o senza filo.

Con o senza una Arianna che mi aspetta (parte femminile di un impavido quanto abbastanza sprovveduto Teseo). Ma sarà proprio questa la strada? Entro nel labirinto e, lì, compio il mio viaggio. Arrivo al suo centro, faccio quello che devo fare e mi avvio sulla strada del ritorno. Il prof. Corrado Malanga dà, su questo mitema, uno “spunto” di lettura nuovo ed affascinate, che mi permetto di riassumere, qui, con le mie parole.

Nessun ritorno, nessun riavvolgimento, nessun “passato da ricucire ed elaborare”: se nel cuore del labirinto trovo chi veramente andavo cercando – unico oggetto di ogni ricerca – trovo me stesso. Nella mia “duplice” forma, umana e subumana, ma anche umana e divina. A quel punto, e solo a quel punto, il labirinto scompare. Addirittura, non è mai esistito.

Passato, presente, futuro: pura illusione della coscienza. Mondi che esistono, in parallelo, come le pagine di un libro, come i fotogrammi di un film. Posso anche modificare il passato, se mi sposto sulla Timeline della mia coscienza. Ecco da dove vengono le “vertigini” che le nuove scoperte della fisica inevitabilmente ci arrecano. “Se la quantistica non ci sconvolge, significa che non l’abbiamo capita” sentenzia uno dei suoi padri. A questo punto, io per lo meno, non posso che alzare la mano e fare Epoché, sospendere il giudizio,  come facevano gli antichi greci.

Chi riconosce il proprio mito, guarisce

James Hillman

Ora posso accennare, brevemente, a come questo “nuovo paradigma” del reale venga oggi applicato nella relazione d’aiuto, della quale mi occupo da più di vent’anni e che si pone a fondamento del mio progetto “per una Medicina dei Significati”[4].

La realtà non è come sembra: anche nel problema del disagio e della malattia occorre procedere oltre… Alla ricerca di un Significato che, accolto, partorisce il senso/direzione del possibile cammino verso il risanamento: che è conoscenza di sé, consapevolezza e integrazione delle mie potenzialità, per portare me stesso nel mondo. Tale cammino è inscritto nello stesso problema che mi abita. Il “problema” infatti è progetto (pro-bàllein) di una crescita: una crescita di consapevolezza. E siccome nulla va demonizzato ma compreso, come dicevamo, soprattutto la parte “scomoda” dell’esistenza è quella latrice di un messaggio: disponendomi all’ascolto, posso aprirmi all’incontro. All’incontro con quella parte di me che, esiliata, richiede attenzione, cerca ricordo.

Legittimandola, ascoltandola, incontrandola posso sanare, ricomporre, quello che è stato diviso[5]. Ricordando chi sono, innanzitutto. Ricordando le “origini regali”, divine, della mia, della nostra esistenza. L’androgino risorge dalle acque, consapevole ora di essere stato diviso, perché altrimenti racconta il mito sarebbe stato troppo potente, scomodo probabilmente allo stesso Zeus che l’aveva creato. E’ di questo “potere” che possiamo – anche alla luce delle nuove conoscenze – reimpossessarci. Queste ci sollecitano quantomeno a legittimarne la possibilità. Siamo dèi, dopotutto, no??

Legittimare la possibilità di reificare o rendere reali alcuni sogni, ipotesi, possibilità nei confronti dei quali, invece, il sistema (attraverso lo strumento della sua razionalità materialista ed autocratica) subito ci blocca. Ma “immaginare”, creare immagini, è lavorare nel futuro, gettare l’esca nell’altrove dove posso pescare il nuovo per poi, pazientemente e con fiducia, portarlo di qua. E’ il legittimare (parola a me cara) l’extra, o l’oltre-di-te, qualcosa che sta al di là del tuo orizzonte del possibile. Dopotutto, anche Gesù diceva: buttate le reti alla destra della vostra barca, e troverete! E’ incredibile come questo passo del Vangelo trovi, solo dopo secoli di storia, una possibile spiegazione grazie alle neuroscienze: gettiamo le reti nella parte destra del nostro cervello (e oggi si scopre che l’acqua è simbolo archetipico della mente…), quella che sola può pescare e attingere nel nostro oltre!

Sinora la medicina ha lavorato solo sulle “ombre” della caverna.

Ha indagato la materia, le sue leggi. Ha tagliato, separato, diviso. Ma col tempo, abbastanza recentemente, sono emersi altri “regni”, accanto a quello della materia, che si sono rivelati compenetrarla e sostanziarla: il regno dell’energia, il regno dell’informazione e quello, infine, della coscienza.

Ce ne parla il modello C.I.E.M. (cioè Coscienza, Informazione, Energia, Materia) che l’ingegnier Andrea Gadducci ha riassunto nel citato acronimo[6]. La Materia, il mondo della separazione, non è che il primo livello di realtà, o forse l’ultimo, dipende da dove guardi. Caratterizzato dalla frammentazione nello spazio e nel tempo, in esso regna oltremodo il dualismo e la polarità; è il regno della medicina chimica e allopatica, delle terapie fisiche, della chirurgia, del lavoro sul corpo. E’ il piano della realtà oggettiva.

Poi si è scoperto il regno dell’energia, altra faccia della materia, sintetizzato nella nota formula E=mc2, che dipende ancora dai concetti di spazio e di tempo. Solo negli ultimi due secoli abbiamo cominciato a familiarizzare con gli “effetti” che essa governa e sottende: onde (per inciso, ricordo che si dice che siamo entrati nell’Era dell’Acquario!) elettromagnetismo, suono, potenziali di membrana cellulare, legami tra molecole, correnti elettriche, campi magnetici, elettroni, fotoni, natura di onda/particella. Qui si collocano le terapie cosiddette energetiche, come ad esempio l’agopuntura, lo shiatsu, la tecnica cranio-sacrale e numerose altre. E’ il piano della realtà soggettiva.

Il terzo è il regno dell’Informazione, quello deve regna la ὕλη (ùle), la “materia prima”: ovvero il codice, che informa materia ed energia; il programma (ciò che è scritto-prima), il software, la matrice che governa l’universo. E’ il regno del simbolo, dell’archetipo e delle idee. Tutto reca un’informazione: viviamo immersi in una infinità di campi morfici che creano lo “stampino” della vita. Come l’inconscio collettivo, la memoria familiare, transgenerazionale o di specie; i campi morfogenetici (il cosiddetto corpo eterico, matrice del corpo fisico, responsabile di vari fenomeni come ad esempio quello dell’arto fantasma), elettromagnetici, elettrici e via dicendo; lo stesso DNA è un campo morfico-informazionale. A questo livello non vi è più distinzione, tutto l’universo è interconnesso, siamo fuori dalle leggi dello spazio e del tempo. Qui trovano posto tutte le forme di terapia simbolica, che lavorano nel campo delle informazioni; le medicine della risonanza che veicolano alle cellule del corpo un messaggio terapeutico (in genere fisico/energetico) trasformato in segnali o frequenze, attraverso supporti di diverso tipo (acqua, nel caso dell’omeopatia o dei Fiori di Bach, ma anche solo “onde” elettromagnetiche, suoni, oserei dire “pensieri”, segnali di vario tipo che raggiungono per “risonanza” il cuore delle nostre cellule)[7]. Qui si può agire la “cura a distanza”, poiché nella natura di questo regno, lo spazio non esiste. E’ il regno dell’Intento, dell’Intenzione Consapevole e veicolata, che conosce il suo intimo rapporto col regno superiore della Coscienza. Qui possiamo creare il nostro futuro e – cosa ancora incredibile, se pur non ora facilmente accessibile – modificare il passato. E’ il piano della realtà simbolica, il primo confine del World 3 di Karl Popper…

Ma da dove giunge l’informazione? Nel quarto regno si entra nell’assoluto della coscienza, l’inseparata, l’Uno, colei che sceglie di interagire col tutto in diverse forme. E’ il piano della realtà unificata. L’origine, la sede della Volontà. Il regno della monade e dell’arché; dove l’Essere emana se stesso nell’atto del Volere, l’alef divino (א) che, espirando se stesso, genera la Creazione, l’ebraico beit (ב), che si fa “sua casa”, ovvero grembo che lo contiene. Noi siamo Coscienza/Volontà e la nostra vita ne è la Creazione.

A cavallo tra questi due ultimi regni, stanno le “medicine della consapevolezza” che portano a cogliere l’informazione, “dietro” il sintomo o la patologia. Mirano a gettare il ponte tra conscio e inconscio, tra volere profondo e volontà manifesta, con la coscienza che sa di albergare nel cuore (bindu), seme della creazione. Dove tutto il possibile attende la forza motrice dell’amore, che “muove il cielo e l’altre stelle”. E’ il sommo bene che abita l’iperuranio platonico, e genera l’erotica eudaimonìa, universale cura della Bellezza e del Vero.

A “contenere” le abbaglianti verità che oggi ci raggiungono dal mondo oltre la caverna ma che da sempre vivevano, intuite, nell’animo dell’antico sapere ­ ha sinora provveduto il mito. Questo stesso oggi è chiamato a sanarci, attraverso la Parola della metafora, suo peculiare linguaggio, la quale narra, da sempre, il nostro universo e la nostra storia. Ascoltarlo, riconoscerlo, comprenderlo è già strumento che avvia verso la “guarigione”, intesa come risanamento del nostro sé.

Nel mito c’è tutto. Nei miti di tutte le tradizioni che abitano il pianeta. Il mito ci aiuta a ricordare la nostra storia di umani, da dove veniamo, quello che ci hanno “fatto”[8], quello che sarà, o potrebbe essere, di noi. Anche la nostra storia individuale, con le sfide che la vita quotidianamente ci propina: esso la universalizza, sollevandola da una dimensione personale ad un dimensione mitica nella quale, finalmente, non saremo mai più soli. Ciò che ognuno di noi ha vissuto e sofferto, è conosciuto dagli dei, i primi a farne esperienza. Il mito infatti è narrazione di una nascita poiché descrive le azioni matrici della vita stessa, per cui conoscere il mito è conoscere l’origine delle cose. La nascita della nostra storia, come del nostro dolore.

In realtà non si guarisce, ci si “sposta di livello”, si sale a livello del World 3, direbbe Karl Popper, filosofo della scienza[9]: “guarire” è portare il “problema” ad un livello più alto, laddove il demone/interferenza (dià-bàllein) non agisce, passando da un essere ad un sapere-di-essere. E’ portarsi laddove non sei mai stato malato. Poiché hai visto, hai compreso il messaggio della tua malattia.

Orào, ho visto, dunque so. Osservare è “passare da un essere a un sapere di essere” e “comprendere è iniziare a guarire”. Poiché l’anima guarisce, quando ritrova il significato delle cose.

È negli occhi il principio del sapere? Eppure esiste un’altra modalità del vedere e del conoscere, che ancora una volta la lingua antica, quella che ha nutrito il pensiero platonico, già allora esprimeva: è μύω (mùo) = “vedo con gli occhi chiusi”, da cui deriva mito, che è mistero e, soprattutto, è muto. Entrare nel mito è entrare nel mistero. Per questo, esso richiede il silenzio. E’ la lingua degli iniziati, poiché μυεῖν (muèin) è iniziare ai culti segreti, ai “misteri”. Il mito è muto perché attinge a verità inesprimibili. Esso mi interroga e mi invita a guardarmi, a scrutarmi, a entrare nel daràsh, direbbero gli ebrei, un superiore livello di conoscenza, di ricerca, di consapevolezza, dove il mito apre sod (ebr. סוד) il segreto e, segretamente, me lo rivela. “Chi riconosce il proprio mito, guarisce” diceva James Hillman, padre della psicologia archetipica. Riconoscere il mito è riconoscere le immagini che ci abitano e che noi abitiamo: e il saggio saprà governarle (imaginibus, sapiens dominabitur) e noi potremo finalmente divenire“ i maestri delle cose, e non le vittime delle loro reazioni”.

Scendendo negli abissi della materia, nei meandri del mondo subatomico, la scienza riscopre oggi questo cammino, oltre la soglia della “ragione”, dove tempo e spazio perdono di significato come ogni altra apparente frammentazione, e l’illusione di “essere Altro” supera la soglia sensoriale dell’ego. Dove si rivela la danza eterna tra ombra e luce, apparire e scomparire, o “trans-parire” – da onda a particella – e viceversa. La massa non “esiste”, la massa appare, ovvero, si manifesta. Allora “il limen si fa lumen”, aprendo ad un nuovo cammino, portando luce e rinnovata speranza sulla nostra vita, il suo “senso” e il suo “significato”.

Il nuovo paradigma vede Platone tra i suoi esimi rappresentanti: né antesignano, né precursore poiché il tempo non esiste. Solo esponente di una sensibilità non trascorsa, ma sempre presente dentro di noi; sensibilità filosofica, umana, sintetica, simbolica e “circolare”, femminile e creativa, poietica e poetica, che vive e si unisce, e non si contrappone, a quella analitica e tutta maschile della ricerca razionale, cosiddetta “scientifica”.

Questo è mùein, il vedere nel sogno, il vedere del poeta.

Che, non a caso, il mito ci dice essere cieco perché i suoi occhi sono stati accecati dalla luce della verità una volta che l’ha scoperta e contemplata; e fors’anche muto, perché la parola, in questo “oltre”, non basta. Ma gli occhi che guardano nella notte sono occhi che hanno penetrato, anche solo per un attimo, il miracolo dell’essere e della vita.

Al poeta spetta allora vedere e conoscere, nel buio, il mistero che il mito racconta.

 “C’è un altrove, dentro di noi, che non segue i nostri criteri

ma quelli delle leggi cosmiche che ci abitano.

In esse alberga il principio dell’“autoguarigione”.

Per questo occorre entrare in un altro sapere, che è un sentire…”

 Loredana Filippi

Bibliografia

[1]  Sono le parole di Ermete Trismegisto ma anche di Gesù.

[2] M. Santamato, Quando Troia era solo una Città, Macro Edizioni

[3]  Ma in Platone troviamo albeggiato persino il concetto di Matrix, la Chòra (gr. Χώρα),  ovvero di un “ricettacolo invisibile e senza forma dell’intero divenire” dove le Forme sono materializzate, secondo una dimensione che le avvicina allo spazio. Nonostante le difficoltà ermeneutiche che sorgono nel definirla pienamente, “Chora riceve ogni cosa, senza prendere mai la forma degli oggetti che ne diventano parte. E’ fatta per essere un modello per tutte le cose, che muove e prende la forma di ciò che riceve; ed è per questo che sembra ogni volta diversa.”. LChora di Platone è definita da una matrice matematica che dà poi il via alla ‘nascita’ delle forme. (http://www.digicult.it/it/digimag/issue-055/chora-platonica-and-digital-matrix)

[4]  Medicina dei Significati, “L’anima guarisce, quando ritrova il significato delle cose”, crf. medicinadeisignificati.online

 [5] crf. Annick de Souzenelle, Il simbolismo del corpo umano,  Servitium Editore

[6] Modello C.I.E.M. Coscienza, Informazione, Energia, Materia, teorizzato e divulgato dall’Ing. Andrea Gadducci, Ingegnere Elettronico esperto in Biomedica e in metodiche Quanto-Biofisiche.

[7] Di notevole interesse sono oggi degli studi del dottor Massimo Citro, con il TFF o Trasferimento Frequenziale dei Farmaci, che si occupano di trasformare l’informazione chimica portata dal farmaco in informazione non chimica ma frequenziale, somministrata al paziente o attraverso delle “gocce informate” o attraverso dispositivi (tipo un comune cerotto) da applicare sulla pelle.

[8]  Come non citare gli straordinari studi di Mauro Biglino, che fa una lettura rigorosamente letterale della Bibbia, e di altri testi del mito? Si può non condividerne la visione ma di certo non evitare di tenerne conto. A mio avviso, sono estremamente coerenti e illuminanti.

[9] Si tratta di guardare alla malattia/problema in modo diverso: elevando il problema dal cosiddetto mondo1, ma anche  dal mondo 2, secondo Popper, cioè dal mondo delle cose tangibili come da quello dei processi mentali, sino a portarsi al mondo 3, o “mondo delle leggi”, dove ci sono i modelli, e cambiare modello. A questo punto, un’attività terapeutica diventa qualcosa di molto più complesso che non una tecnica. Diventa guidare in un cammino di conoscenza.

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