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Archive for novembre 2009

 

“L’Arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro”. (Vasilij Kandinsky)

Da sempre l’arte ha assunto il ruolo di anticipatrice di nuovi modelli cercando di superare ciò che ritiene ormai logoro, talvolta anche ripescando in un lontano passato, ma sempre rielaborando in un ottica nuova. La forza dell’artista sta proprio qui, non solo nella sua creatività, nella sua intuizione, ma nella capacità di anticipare anche la Scienza, spaziando in territori inesplorati dal comune sentire. Rembrandt ha intuito qualche secolo prima degli scienziati alcuni meccanismi della visione. Rendendo, ad esempio,  più nitido un occhio e rafforzando o sfumando alcuni contorni del mento o degli abiti riusciva ad indirizzare lo sguardo dell’osservatore che inconsciamente rivolgeva l’attenzione verso punti prestabiliti. Questi sapienti tocchi di pennello creati con un preciso intento rendevano le sue opere tanto avvincenti.

L’arte indaga una realtà che ostinatamente viene ignorata, stimolando riflessioni e creando mutamenti significativi e profondi, rendendo possibile un vero cambiamento. La storia ci insegna come le avanguardie artistiche abbiano rappresentato un cambio di paradigma. Una di queste, il Futurismo, e’ stata anticipatrice di fatti in divenire.Anche  Picasso ne è un esempio; introdusse, infatti,  il concetto di Relatività quasi contemporaneamente ad Einstein, che con la sua teoria stravolse la concezione del tempo e dello spazio.
L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è “.(Paul Klee)

Oggi più che mai l’arte e la scienza devono essere promotrici  di grandi cambiamenti, capaci di far mutare le coscienze, di mostrare nuovi scenari, difficili da accettare e comprendere.

Maggiori chiarimenti in proposito possono venirci dalle parole del Prof.Paolo Manzelli,  che riporto di seguito:

“Finchè si pensa che è vero ciò che si vede e si ragiona sulla base della percezione, ci si dimentica che ciò che si vede è  limitato da una struttura cognitiva ( il funzionamento del cervello che non è statico ma che storicamente si evolve) .

Pertanto chi ancora evita di indagare cosa significhi percepire, allora egli tende a mantenere inalterabile una concezione del tempo limitata a quella valida per il moto e non per lo stesso pensiero il cui carattere fondamentale è l’ intuito e con esso la creativita’.
E’ di fatto il cervello ciò che ci permette di vedere sentire ed emozionarci e se lo riteniamo una scatola nera inaccessibile allora ci accontentiamo di ragionare su ciò che vediamo senza capire cosa significhi vedere , percepire e pensare. Il modello ragionativo così diviene limitato dal paradigma meccanico, e ciò  significa ragionare sulla base delle differenze percettive.

Se fosse stato sempre così non ci sarebbe stato alcun progresso scientifico nè evoluzione umana. Fortunatamente il cambiamento dei paradigmi cognitivi permette di elevare la mente verso dei salti qualitativamente meno riduttivi e nella storia dell’ uomo si denota che spesso è proprio la fantasia dell’ artista quella che precede la scienza a sgombrare le vecchie logiche dalla loro limitatezza quantitava che racchiudono la mente entro schemi angusti che storicamente vanno a saturazione e quindi necessitano di essere ricostruiti di sana pianta.

Oggi viviamo in una epoca ove non è  più possibile innovazione senza un profondo cambiamento dei punti di vista concettuali di base e ciò è vero in particolare sul significato del TEMPO del CERVELLO come ho scritto in una nota di alcuni anni fa. http://www.edscuola.it/archivio/lre/tempo.html ;http://www.steppa.net/html/scienza_arte/scienza_arte15.htm

Nuove sono le domande da porsi e innovative sono le risposte da darsi . Questo e’ il quanto da esprimere creativamente e condividere nella nostra epoca di transizione verso un futuro di scienza ed arte ancora non immaginabile compiutamente da noi ma di cui noi possiamo già costruirne le nuove basi concettuali per dar vita a cognizioni di piu grande portata evolutiva”.

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“Econofisica”

colonia di formiche

L’ECONOFISICA è l’applicazione dei metodi tipici della fisica allo studio del mercato finanziario, considerato come un sistema complesso.”(H.E. Stanley)

Questa nasce da Rosario Mantegna e  Eugene Stanley, autori del libro “An introdution to Econophysics“, nel quale si applicano i concetti della fisica all’economia, nella tradizione di Ettore Majorana.”…E’ importante quindi che i principi della meccanica abbiano portato a riconoscere(oltre ad una certa assenza di oggettività dei fenomeni) il carattere statistico delle leggi ultime dei processi elementari. Questa conclusione ha reso sostanziale l’analogia fra fisica e scienze sociali, tra le quali è risultata un’identità di valore e di metodo.”(E.Majorana)

Si comincia a parlare di Econofisica verso il 1995 e solo nel 1998 abbiamo il primo congresso dedicato esplicitamente a questo argomento. Questa utilizza concetti e leggi proprie della meccanica statistica per cercare delle regolarità. Tra fisici e economisti si è instaurata una collaborazione  e  una sinergia sempre crescente, che darà sicuramente grandi risultati, anche se molti non sono d’accordo sulla validità di queste teorie. E’ il caso di Steven Durlauf (ricercatore presso l’Università del Wisconsin) che non è affatto convinto che la complessità sia una caratteristica dei sistemi economici e finanziari.

La biologia e l’economia hanno diversi punti in comune, a cominciare dallo studio dei sistemi complessi. In cosa consistono? Sono sistemi nei quali le singole parti che li compongono sono semplici, ma interagendo tra di loro danno luogo ad un comportamento molto più complesso, non lineare e auto-organizzato.Un esempio può essere quello delle formiche, le cui colonie rappresentano un “sistema complesso” ben organizzato, mentre la singola formica rappresenta un “sistema semplice”. Il tutto, infatti, non è sempre la semplice somma delle parti. I fenomeni naturali in genere sono molto più complessi di quello che possono sembrare.
Entrambe le discipline si procurano risorse dal mondo esterno, lo influenzano e ne sono influenzati. Inoltre presentano entrambe una struttura gerarchica interna:tessuti, organi, organismi per la biologia; industrie,banche, mercati finanziari per l’economia.

Lo studio dei sistemi complessi permette di capire la semplicità nascosta dentro la complessità apparente. Galileo studiava il pendolo considerandolo come un sistema isolato; lo scienziato di oggi deve invece considerare che viviamo in un universo dinamico, dove tutto è connesso e regolato da leggi non lineari.
Ciò che ritengo particolarmente importante è il superamento della ristrettezza cognitiva del paradigma meccanico della scienza.Credo in una visione olistica, che abbraccia contemporaneamente più discipline, tale da produrre, attraverso un lavoro di sinergia, una maggiore comprensione di ciò accade intorno a noi.

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