Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for agosto 2007

270px-gentileschi_judith.jpg

La mia passione per Artemisia Gentileschi, famosa pittrice caravaggesca mi ha portata durante l’estate a ritornare agli “Uffizi” a Firenze. Questo famoso museo, tra i più belli al mondo, oltre a custodire superbe opere d’arte, offre da suoi ampi corridoi una stupefacente vista sull’Arno e sugli antichi palazzi della città. Il panorama, da questa prospettiva, sembra immutato dall’epoca di quei capolavori, come se il tempo si fosse fermato.

Arrivata in quel luogo magico visitai diverse sale, letteralmente catturata da un grandioso passato, ma il mio peregrinare divenne sempre più frenetico, dal momento che il quadro per il quale avevo organizzato la mia visita era introvabile. Finalmente nell’ultima sala, insieme alle opere del “Grande Caravaggio”, trovai il quadro di Artemisia “Giuditta che decapita Oloferne”, che mi aveva attratto particolarmente in una visita precedente e che ora era stato spostato a causa di lavori di restauro della sala che lo ospitava.

All’improvviso mi accorsi che la nuova “LOCATION”, a causa delle luci sbagliate e della diversa altezza sulla parete faceva perdere il pathos sprigionato da questo inteso quadro.

Ricordo ancora le sensazioni provate nell’ammiralo la prima volta; ero completamente avvolta dalla sua aura. Sentivo su di me quelle gocce di sangue che sgorgavano dalla testa di Oloferne nel momento in cui Giuditta lo decapita. Soprattutto, conoscendo la storia personale di Artemisia, sentivo tutto il suo odio nell’immaginare Oloferne come il suo stupratore.

Artemisia, infatti, era stata violentata ancora adolescente da un pittore, Agostino Tassi, amico del padre. La sua storia è giunta a noi, grazie soprattutto agli atti del processo contro il suo violentatore. Come è facile intuire, visto l’epoca in cui si svolse – il ‘600-, la ragazza da vittima divenne presto l’accusata, l’istigatrice, dovendo sopportare torture e umiliazioni pubbliche. In un’ epoca dove le donne rivestivano un ruolo marginale e non avevano quasi diritti ma soltanto doveri, la Gentileschi ebbe la forza, la volontà, il temperamento energico che la portarono ad esprimersi mirabilmente come pittrice e a difendere in ogni circostanza le proprie idee.

Spesso pensando all’energia sprigionata dalla sua prorompente personalità, alle difficoltà superate malgrado i tempi a lei avversi, trovo nel suo esempio, la forza per superare i miei ostacoli.

Una grande donna, passionale e testarda che merita il giusto riconoscimento per i suoi capolavori e soprattutto una collocazione più attenta delle sue opere, tale da metterle in risalto.

 

Read Full Post »