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Archive for the ‘Politica’ Category

(http://designcanyon.com/artwork/surreal-artworks-by-igor-morski/)

c/o Provincia di Firenze – 14/12/2012

nella prestigiosa sala Luca Giordano

 Co-organizzato da: QAGI/EGOCREANET / / IUF:

informazioni preliminari e call for papers.

 ARTE & SCIENZA IN QUANTUM TIME è la base delle attività artistiche e culturali di Quantum Art che promuovono i futuri orizzonti  della “eco-economia”.

Motivazioni :

 La Conferenza sul tema “Nuovi Orizzonti di Quantun Art“, esplora le sfide d’innovazione a livello globale ed esamina il ruolo di Arte & Scienza in relazione alle basi trans-disciplinari dell’economia ecologica. L’obiettivo di cui sopra può essere arricchito con l’attuazione e la diffusione della cultura eco-sistemica e la modernizzazione ecologica, utilizzando la creatività della Quantum-Art come vettore per l’attuazione di uno sviluppo innovativo.

La Conferenza di Firenze 2012 fornisce una base concettuale per un modello integrato d’ innovazione culturale e scientifica, al fine di costruire e rendere operativo un quadro di attività artistiche future della Quantum Art, a favore della sostenibilità dell’economia ecologica e per una ristrutturazione complessiva dell’obsolescente cultura meccanicistica.

 In conclusione il “look” della Conferenza fiorentina valuterà la possibilità di arrivare alla profonda innovazione dell’eco-economia, attraverso il rafforzamento del movimento internazionale di Quantum Art. Infatti, con il declino di un’economia basata sugli idrocarburi, la Quantum Art, contribuisce al futuro emergente di un globale sviluppo della “base di conoscenze di bio-economy” (KBBE) incerniata su un grande rispetto per la natura e per la vita.

 Questioni  di rilievo aperte al “call for papers” sono le  seguenti:

 1) – sviluppare innovativi approcci culturali, artistici e scientifici, finalizzati alla necessità di de-carbonizzare e de-petrolizzare la produzione e il consumo della tradizionale industrializzazione meccanica, perché è giunto il momento di riconsiderare le potenzialità energetiche alternative per combinare l’impatto ecologico con un nuovo sviluppo agricolo fondato su  ricerca ed innovazione.

2) – creare un polo d’ innovazione tra arte e scienza nel quadro della ricerca di un più ampio quadro sociologico-ecologico, capace di avviare  una profonda ricostruzione concettuale, in accordo con tutto il mondo istituzionale; tale azione  verra’  focalizzata sulla costruzione di  una grande partnership pubblico-privata internazionale, all’interno del quadro cognitivo integrato tra quantum-art e scienze della vita.

3) – portare avanti una riconcettualizzazione degli stili consumistici e di vita, quale risorsa multifunzionale per lo sviluppo della futura società nel suo complesso. Più in particolare, in tale contesto, l’attività della Quantum Art in Eco-Economy, potra’ agire per incorporare nuovi approcci di creazione di valore, essenzialmente delle PMI, tagliando le spese tradizionali della pubblicità per la vendita di  prodotti, con una azione adatta a sostituire l’ uso e l’ abuso  della reclame nei mass media. Quanto sopra rappresenta una effettiva opportunita’ di economia realizzabile per tramite del management  di un Nuovo Rinascimento contemporaneo in internet , capace di correlare la produttività delle imprese e la Quantum-Art, proprio al fine di favorire lo  sviluppo di un futuro orizzonte di eco-economy in tutta la società globalizzata.

 

Scienziati e/o artisti disposti a partecipare attivamente come relatori o proponenti di performances artistiche alla Conferenza Fiorentina potranno contattare via e-mail i seguenti  organizzatori:

 - Per gli artisti e anche le scienze umane e Economia:

   Roberto Denti < roder53@gmail.com >

- Per gli scienziati, ma anche la scienza-giornalisti e responsabili delle istituzioni ecc. :

   Paolo Manzelli < pmanzelli.lre @ gmail.com >

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Flag Green-Economy N.2 - Daniela Biganzoli(Dab) – 2011

Questa mia Bandiera ha partecipato, insieme ad un’altra, al Concorso sulla Flag Green-Economy, promosso da QAGI, un gruppo interdisciplinare fondato nel 2010 da Roberto Denti. La premiazione della flag vincitrice, N.3 e N.6 ex aequo dell’artista cinese TANG ZHENG,  si terrà a Firenze il 14 Dicembre 2012 nella prestigiosa sala Luca Giordano di Palazzo Medici-Riccardi.

Nella mia Bandiera lo sfondo ci richiama al verde.

La farfalla, simbolo della metamorfosi della natura, indica rinascita, cambiamento. Ci ricorda anche il famoso “Effetto Farfalla”, che tanta importanza ha non solo in campo scientifico ma anche economico.

Le monete, richiamano contemporaneamente l’Economia e la Scienza, grazie al 137 che è il numero che la rappresenta e serviranno ad indicare ogni anno il livello di sostenibilità raggiunto da ciascun Paese.

Il cerchio rappresenta simbolicamente il sole, la successione delle stagioni, la ruota del tempo, e quindi l’ordine naturale dell’universo.

Qui potete trovare tutte le bandiere che hanno partecipato al Concorso.

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Flag Green-Economy N.1 - Daniela Biganzoli(Dab) – 2011

Questa mia Bandiera ha partecipato, insieme ad un’altra, al Concorso sulla Flag Green-Economy, promosso da QAGI, un gruppo interdisciplinare fondato nel 2010 da Roberto Denti. La premiazione della flag vincitrice, N.3 e N.6 ex aequo dell’artista cinese TANG ZHENG,  si terrà a Firenze il 14 Dicembre 2012 nella prestigiosa sala Luca Giordano di Palazzo Medici-Riccardi.

Nella mia bandiera si notano le differenti monete che simboleggiano l’Economia dei vari Paesi. Queste nascono come fiori da un grande albero, che ci ricorda il verde, l’ambiente. Un’ambiente che non deve essere sfruttato, ma considerato come una risorsa da gestire con attenzione. L’albero trova la sua stabilità, il suo sostegno nelle forti radici che nascondono al loro interno il 137. Questo numero rappresenta la Scienza che in questa fase di necessario cambiamento deve affiancare l’Economia in questo nuovo percorso più in sintonia con l’uomo e l’ambiente. “Fu Richard Feynman, infatti, a suggerire che tutti i fisici affiggessero una targhetta nei loro uffici e nelle loro abitazioni per ricordarci di quanto poco sappiamo. Sulla targhetta non ci sarebbe stato altro che questo: 137”. (Leon Lederman – La particella di Dio – Mondadori)

La Farfalla verde simboleggia invece la rinascita e simile ad un’aquilone ha una coda che la rende stabile.Questa coda è formata dalle monete che ci indicheranno ogni anno il livello di sostenibilità raggiunto da ciascun Paese.

L’anno potrà essere inserito di volta in volta sopra l’ala della Farfalla-Green.

 Qui potete trovare  tutte le bandiere che hanno partecipato al Concorso.

 

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di Paolo Manzelli<pmanzelli.lre@gmail.com>

CAMBIAMO L’ORIZZONTE LIMITATO  DELLA COMPETIZIONE CONDIVIDENDO L’ INNOVAZIONE, ALTRESI’ la COMPETIVITA’ CONDURRA’  SISTEMATICAMENTE   AL DEGRADO SOCIALE CONTEMPORANEO.

Competizione tra Economia e Societa’

http://www.annastevani.it/gallerie/Vita_di_coppia/images/0504_competizione_80x60.jpg

La competività tra parassiti che mantengono i loro privilegi e speculatori finanziari ci ha portati al disastro socio economico .

Il Prof. Mario Monti fondamentalmente e coerentemente e’ interessato a rimettere in pareggio il bilancio economico e pertanto insiste fiducioso del fatto che “Bisogna puntare sulla competitività”, utilizzando in tal modo una ideologia liberale che puo’ funzionare solo in un sistema di concorrenza idealmente perfetto, ma non in quello imperfetto infestato da parassiti e speculatori com’ e’ quello odierno.

Il ricorso alla competitivita’ estesa a tutto e a tutti, può infatti puo’ temporaneamente il sistema economico, …… ma contemporaneamente tende a non tutelare la produttivita’ ed il lavoro delle imprese, specie quelle piccole e affossare nella miseria gli individui e famiglie economicamente piu’ deboli che sono in crisi e prive di accesso al credito.

Pertanto il prof. Mario Monti , sta travisando il concetto di “equità e sostenibilità sociale”, proprio in quanto persiste a considerare valida la logica della concorrenza, che nelle condizioni attuali di crisi, provoca un “Darwinismo Sociale” sempre più deprivato da ogni sorta di corresponsabilita’ necessaria a favorire la complessità effettiva dello sviluppo socio-economico contemporaneo .

L’ economia liberale, presa come fonte unica d’ ispirazione concettuale, storicamente e’ stata fondata sul concetto di competitivita’, che oggi conduce irrimediabilmente a pesanti ed inaccettabili distorsioni sociali che a loro volta inducono anche la degenerazione morale come conseguenza di un sistema di competizione di tutti contro tutto.

La competitivita’ “Darwiniana”, estesa a livello sociale e’ infatti priva dei dubbi che lo stesso Darwin si pose, comprendendo che l’ evoluzione delle specie non poteva essere sistematicamente dovuta a un sistema di completa competitivita’ tra gli esseri viventi, poiche’ la competizione  doveva naturalmente essere mediata da un più complesso parametro ecologico che Darwin indicò come “Biocenosi” .

Le specie che competono per le stesse opportunita’ dell’ ecosistema, debbono infatti tener conto della variabilita’ delle risorse ecologiche; ad es. le specie di pesci che sono in competizione, non possono escludersi a vicenda secondo l’ unico principo che il pesce più grosso mangia i pesci piu piccoli, proprio perche’ e’ necessario che si compensino relativamente e diano adito alla generazione di nuove specie nella bio-diversità, in modo da poter coesistere complessivamente con la risorsa di base che per tutti i pesci e’ la riproduzione del plankton nel mare.

Oggi il rischio di giungere a degenerare in un “Darwinismo sociale selvaggio“, in merito al continuo e sistematico ricorso al concetto di competitivita’, semplicemente intesa come la propensione a superare gli altri per ottenerne dei vantaggi di profitto di qualsivoglia natura, e’ del tutto deleteria poiche’ e’ altresi’ necessario ricorrere alla collaborazione ed alla condivisione sostenibile delle risorse. Altresi l’ unica prospettiva definita dalla competitivita’ assolutizzata come metodo, conduce a fattori distorsivi sociali irrimediabilmente compromettenti la complessita’ dello sviluppo socio economico contemporaneo, il cui orizzonte di sviluppo e’ strutturalmente fondato sulle frontiere del cambiamento, basate sull’ innovazione tecnologica e sulla creatività sociale.

Pertanto il vantaggio competitivo oggigiorno viene a dipendere da un insieme di fattori di cambiamento sociali ed economici che possono determinare le condizioni di sviluppo locale o territoriale dell’ innovazione e della creatività imprenditoriale, che nel loro complesso debbono divenire favorevoli a gestire la competizione nel mercato globale.
La competitivita’ contemporanea quindi non puo’ essere concepita come un concetto statico separato da criteri di collaborazione territoriale per il cambiamento, in modo da poter correlare la crescita strettamente alla nozione di una effettiva strategia intelligente dello sviluppo socio-economico, intesa come complesso di azioni “non “ piu volte “Darwinisticamente” al raggiungimento di una posizione di nicchia dominante, ma a determinare contemporaneamente lo sviluppo locale sia dei fattori sociali che di quelli economici della produttività e della profittabilità, tali che nel loro complesso inducano il benessere e il lavoro dei cittadini e in specialmodo dei giovani , …. anzichè solo e soltanto al profitto a tutti i costi.

Continuare imperterriti a definire il problema  della crescita socio-economica come quello della competizione è pertanto derivante da una “ossessione ideologica” che pone fiducia cieca in una vecchia ed obsoleta concettualità liberale della competitività, che oggi non e’ solo storicamente sbagliata, ma in vero è pericolosa, perche’ distorce le politiche sociali dell’ ambiente territoriale sociale  in tutta l’ Europa.

Pensare la risoluzione dei problemi strutturali del cambiamento tra la vecchia società industriale e la futura società della conoscenza condivisa, ancora ed univocamente in termini di competitività, porta direttamente o indirettamente a formulare politiche Regionali economiche e del lavoro completamente errate, che si estendono su una vasta serie di problemi sociali , nazionali ed internazionali, che viceversa dovrebbero riuscire nella sfida di migliorare il benessere dei cittadini, la produttività delle imprese e quindi gli scambi commerciali anziche’ di assecondare quelli finanziari e speculativi.

Ricorrere pedissequamente alla competitività e’ quindi sicuramente a una “ossessione ideologica liberale di vecchio stampo“, che finisce per essere realmente illiberale perche’ non definisce appropriatamente le necessità di incremento della produttivita’ “liberata” da un fenomeno dominante che e’ quello della speculazione finanziaria, come in vero e sarebbe  in tutta evidenza necessario per la crescita del sistema socio economico contemporaneo,  in modo da poter iniziare a coltivare una ripresa sostenibile dell’ economia in un quadro di effettiva equità sociale.

Pertanto chiediamo al Prof. Mario Monti ed al suo governo di tecnici, di evitare di pronunciare con contuinita’ fino alla noia, la “retorica della competitività” come panacea di tutti i mali , che ormai e’ purtroppo gia’ tanto diffusa tra la gente, così che giornalisti e ed economisti si trovano a fraseggiare nei Talk Show e nei mass media di competitivita’ come unica “arma di fantasiose battaglie economiche” che purtroppo, proprio per mancanza di coerenza storica con le necessita’ dello sviluppo contemporaneo, si tradurranno in sconfitte sociali in un contesto dove il rafforzamento degli orizzonti dello sviluppo e’ invece direttamente determinato dalla capacità co-operazione tra imprese e ricerca finalizzata all’ innovazione ed al cambiamento.

paolo manzelli <pmanzelli.lre@gmail.com> . Firenze 05/FEB/12

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di Paolo Manzelli pmanzelli.lre@gmail.com ; www.edscuola.it/lre.html;

Quando lo sviluppo stenta a divenire un bene comune si determina un grave  squilibrio tra economia e societa’ che conduce a imprevisti e spesso drastici cambiamenti della storia dell’ umanita’.
Possiamo infatti constatare che sul finire delle varie epoche storiche  l’ostentazione del lusso e’ emersa come ultima razionalita’- economica di una epoca storica che ha condotto a ricorrenti disastri sociali che sono stati preludio di cambiamenti storici. Così ad es. sul finire del Medioevo si e’ assistito ad uno straordinario sviluppo della vita lussuosa di corte che fece sfoggio di lusso superfluo nel mentre la poverta’ cresceva  cosicchè lo squilibrio tra economia e società condusse alla Rivoluzione Francese.
Oggi nella difficile transizione tra l’ economia industriale e l’ economia della conoscenza, purtroppo si è ridefinita ancora una volta la dimensione asociale della economia del lusso; TV e media irresponsabilmente hanno abituato la gente  ad accettare l’ Economia del Lusso come naturale crescita creativa delle aziende del lusso, che producono, panfili, ferrari, maserati, moda , gioielleria, divertimenti ecc….
Il sistema economico si è prodigato nel procurare i soldi necessari ai ricchi, perche’ potessero essere  in condizioni di comprare i beni di lusso; a ciò è servita la speculazione finanziaria che ha messo in crisi tutto il resto della popolazione. Pertanto molte sono le idee ed i concetti da cambiare promulgati dagli economisti educati dalle Università a dare sostegno all’ economia del lusso. La gente dovra’ riflettere con la propria testa, ad es. per capire che non è vero quello che si dice attualmente che con lo “spread” si bruciano molti denari, perche’ di fatto non si brucia nulla, ma il denaro passa solo di mano dai poveri ai ricchi con un sistema sofisticato di scommesse al ribasso ed al rialzo, esercitato in modo da estrarre sistematicamente denaro dai lavoratori e trasferirlo a chi puo’ spendere e sostenere l’ economia della produzione del lusso.
Cent’anni fa la “Bella Epoque” caratterizzò il periodo della storia occidentale che precedette lo scoppio della prima guerra mondiale; tale periodo, che finì drasticamente nel 1914,  fu caratterizzato da una concezione di liberta’ nell’ appropriarsi di ricchezze che pochi privilegiati potevano permettersi facendo sfoggio della propria ricchezza. Oggi della “Belle Epoque ” abbiamo solo un vago ricordo. In riferimento a quell’ epoca rammento che mia nonna Metella, una contadina Livornese, diceva: “Per fare un Ricco bisogna impoverirne tanti altri, perchè la ricchezza è come una torta, se alcuni ne prendono piu’ di mezza agli altri rimarrà da spartirsi solo le briciole ”.
Questa semplice concezione relativistica dell’ economia si basa sulla constatazione che le risorse e quindi la ricchezza non puo’ essere illimitata; quindi  la ricchezza di alcuni si determina solo in seguito allo spostamento di proprietà di beni da alcune mani ad altre, quelle che si arricchiscono. Tale relativismo economico non è stato preso in seria considerazione dagli economisti moderni, che infatti si sono recentemente ritrovati nel non aver previsto la crisi strutturale pericolosamente irreversibile che oggi stiamo vivendo la quale segna la prossima fine del ciclo dell’ economia del Lusso.
Infatti gli economisti  sembra non abbiano imparato nulla dalla storia della economia-sociale nella quale si comprende che le ricchezze non crescono all’ infinito perche’ i beni primari non sono inesauribili e quindi la tensione sociale derivante dalla polarizzazione delle ricchezza in poche mani, determina prima o poi pesanti squilibri sociali che si risolvono drasticamente.
Purtroppo ignara degli insegnamenti della storia a partire dagli anni ’50, dopo l’ Ultima guerra mondiale, l’ economia occidentale ha nuovamente voluto riproporre in termini piu’ evoluti un nuovo scenario della Economia del Lusso; cio’ e’ stato possibile mediante una strategia di promozione dei marchi delle produzioni del  Lusso iniziando con il trasformare vari settori dell’ artigianato in Imprese che si sono sviluppate nella nuova dimensione dell’ economia globale.
Così che il Lusso nel mondo occidentale moderno e’ divenuto a disposizione di molteplici minoranze che comunque in  vari anni sono cresciute numericamente e pertanto non sono state piu’ caratterizzate dalle vecchie definizioni sui ceti sociali come nella “Belle Epoque”.  Infatti il Lusso si e’ articolato indistintamente tra una molteplicita’ internazionale di gente ricca di varia provenienza, imprenditori, banchieri, notai, politici, ma anche calciatori, sportivi, gente dello spettacolo, faccendieri, mafiosi ed altri.
La produzione di oggetti di lusso, che nella “Belle Epoque” era prodotta dall’ alto artigianato d’arte e rivolta esclusivamente alla realizzazione di pezzi unici a tiratura limitata, adesso e’ divenuta una produzione in serie, capace di far fronte a milioni di ordini nel mercato globale.
E’ quindi frutto della globalizzazione dell’ economia l’ elevata potenzialita’ di crescita della moderna Economia del Lusso che ha dato origine a processi di industrializzazione delle produzioni del Lusso, che gradualmente hanno iniziato a essere in concorrenza con i prodotti di largo consumo meno titolati da prestigiosi marchi.
Infatti dagli anni 90, ad es. l’ Economia del Lusso si è differenziata in almeno tre livelli come ad es. l’industria del lusso della moda: la griffe (creazione pura, prodotti unici, perfezione materializzata); la marca di lusso (serie limitate, di semi-artigianato, realizzazione di semi lavorati); e per ultimo i prodotti di alta gamma (realizzati in serie, di elevata qualità nella propria categoria di prodotto).
Pertanto il settore dei beni di lusso ha manifestato fino al recente inizio della crisi strutturale contemporanea (2008) una notevole dinamicità, sia in termini di crescita della domanda che ha assunto una tendenza costante di crescita, anche per la creazione di alcuni grandi gruppi formati che si sono aggregati tra “firme” storiche dei settori principali del Lusso, Moda, Cosmetici, Automobili, Nautica, ecc….
Ancora oggi sembra che l’industria del lusso non conosca crisi, come sostiene la Fashion and Luxury Insight 2011, nella recente indagine della Sda Bocconi, la fondazione che riunisce le aziende dell’eccellenza italiana, Alta-gamma, tendenza che è stata confermata nell’ultimo bimestre dal Cermes, il centro di ricerca su marketing e servizi targato dall’ Ateneo milanese di cui è stato presidente l’attuale premier Mario Monti.
Ma tale errata percezione non prende in considerazione il rischio sociale causato dall’ acuirsi della crisi così che la capacità di tenuta della Economia del Lusso rischia di essere vista in crescita solo a causa di una errata focalizzazione di ciò che avviene economicamente a prescindere dalla crisi strutturale della società contemporanea. 
Di fatto qualche anno fa, quasi nessuno voleva sentir parlare della grave crisi strutturale odierna nonostante che gli effetti dell’ esasperazione della economia del Lusso, iniziavano relativamente a propagarsi all’economia reale della gente che lavora; purtroppo il Premier Berlusconi continuava ad infondere un ottimismo per il futuro in modo del tutto irresponsabile.
Tale resistenza politica nel voler sostenere l’ Economia del Lusso che permette di arrichirsi a folle internazionali di VIP, sta conducendo drasticamente  all’ impoverimento di tutti gli altri e cio’ di fatto rendera’  insostenibile l’economia mondiale. Proprio in quanto la poverta’ si accumula esponenzialmente rispetto alla possibilità che altri ricchi nel mondo possano sostenere l’ economia del Lusso. Infatti i vari differenziali come gli “spreads” rappresentano gli indicatori  di recessione economica che rendono palese la necessità di un cambiamento che segnera’ la fine definitiva del ciclo dell’ economa del Lusso.

La Svolta ovvero il Punto di Non Ritorno

Siamo in presenza di una crisi strutturale che coinvolge l’intero sistema ecologico-umano considerato nella sua interezza.
Questo comprende un profondo cambiamento che pone:
a) l’ esigenza prioritaria della equita’economica,
b) la necessità del rispetto ecologico relativamente alle interazioni con l’ambiente naturale,
c) la riconversione socio-culturale, tendente a dare valore al lavoro e la sua evoluzione tra lavoro manuale in lavoro intellettuale.
Una rinnovata crescita del sistema e’ possibile solo favorendo un feedback positivo tra i precedenti elementi di un fondamentale cambiamento che caratterizza l’evoluzione del sistema tra l’ epoca industriale, ormai obsolescente, e la futura economia della conoscenza.
L’ epoca industriale, nella ricerca di profitti crescenti sulla base della competitivita’ dell’ Economia del Lusso e’ ormai in fase inarrestabile di decrescita, che tende direttamente al collasso, infatti l’ innovazione e’ stata utilizzata tramite il marketing principalmente nella direzione di favorire la produzione e vendita del Lusso, che porta al disequilibrio economico sempre piu acuto; pertanto il gap tra economia e sociata’  pertanto decreta il limite sociale dello sviluppo e di conseguenza anche della possibilita’ di una effettiva ed ampia rinnovata espansione dei beni commerciali.
L’ Economia del Lusso comporta una inarrestabile corsa speculativa, là dove si perde l’ antica capacità di autoregolazione dei mercati tradizionali nel superamento delle crisi economiche ricorsive, cosa che oggi non è più possibile proprio in quanto la speculazione finanziaria estremizza il disequilibrio economico e sociale, che e’ di fatto il deterrente fondamentale dello sviluppo sociale ed equilibrato degli scambi commerciali.
Nella crisi strutturale contemporanea e’ necessario pertanto agire in fretta nel “bloccare ogni forma di speculazione finanziaria” per riconvertire verso una rinnovata eguaglianza economica e sociale,  favorire le reali opportunita’ di sviluppo; quindi sono necessarie azioni concentrate per ottenere una più equa redistribuzione delle ricchezze, in modo da arrestare la spirale di esclusione sociale ed economica.
Risulta evidente che nello scenario globale è sempre più quello in cui ricchezza e benessere di sempre piu’ pochi determina un vasto panorama di esclusi dall’ utilizzazione delle ricchezze, infatti i così detti “nuovi poveri- disoccupati”, si contano ormai in molteplici milioni di persone nei  paesi a più elevata industrializzazione quali l’ Europa e gli Stati Uniti, conducendo di conseguenza ad una progressiva dissoluzione dello stato sociale e quindi ad una perdita di valori culturali ed ambientali che determinano la crisi strutturale che stiamo vivendo.
In particolare e’ decisamente il  fattore principale di decrescita della vecchia società industriale,  la sempre maggiore precarizzazione di un gran numero di giovani laureati e diplomati così che il problema della nuova povertà sta diventando socialmente sempre più grave e in continua crescita  con il passare del tempo così che quando i giovani di oggi diverranno vecchi sarà del tutto insostenibile.
In conclusione è decisivo riconvertire l’ Economia del Lusso, che spesso e’ stata solo una questione di marketing e di reclamizzazione anziche’ corrispondere ad una reale produzione di qualità, capace di dar vita al benessere sociale ed economico ed inoltre dare sviluppo al lavoro nella futura società della conoscenza in un ambiente pulito e salubre e culturalmente elevato.
Altresì la spirale recessiva accompagnata da un’ inflazione in crescita, rischia a breve di rendere inutili i sacrifici prodotti dalle recenti manovre di recupero del debito pubblico .
Infatti e’ necessario capire che la crisi che stiamo attraversando e’ strutturale e cioè che è entrato in saturazione un ciclo economico dominato da vecchie modalità di produzione e di stili di vita che hanno incentivato l’ Economia del Lusso.
L’ Economia del Lusso ha infatti agito sistematicamente nel creare una separazione insostenibile nelle distribuzione del reddito, proprio al fine di sostenere la produzione ed il mercato del lusso. Infatti si è permesso di favorire il potere di acquisto di classi privilegiate anche non indagando troppo sui loro redditi in funzione dei pagamento delle tasse.
In tal modo l’ Economia del Lusso è stata sostenuta politicamente per molteplici anni, anche se la spirale di crescita verticale dell’ Economia del Lusso determinava di concerto disoccupazione in molti altri settori della produzione e del lavoro professionale.
La casta politica, anch’essa tendente ad arricchirsi interessandosi principalmente dei propri guadagni, ha permesso di incentivare l’ accettazione di stili di vita tendenti ad apprezzare i consumi del Lusso, valorizzandone con la reclamizzazione e le strategie di marketing e di design della moda, quello stile di vita basato su una invidiabile vuotezza del superfluo che viene spacciata per status-simbol della creatività contempoanea.
L’ Economia del Lusso va quindi rapidamente riconverita perchè il sistema strutturale di produzione del Lusso è ormai entrato in saturazione mentre la produzione che ha nuove possibilità di crescita nel mondo globale si accentrano in altri settori chiave dell’ innovazione tecnologica e scientifica che definiscono il passaggio tra la vecchia società industriale e la futura società della conoscenza.
Pertanto sono le componenti strutturali dell’ economa che andranno riconvertite e liberalizzate dai privilegi in modo da consentire lo sviluppo di nuove modalità di produzione e di lavoro piu’ rispettose dell’ ambiente capaci di conseguire una sostenibilità economica duratura.
Il processo sostanziale che puo farci uscire dalla crisi strutturale contemporanea è quindi essenzialmente quello di riconvertile l’ Economia del Lusso in altre produzioni ad elevato contenuto scientifico e tecnologico tali che possano determinare prospettiva di reddittività, di impiego di laureati e diplomati di lungo periodo, cosi’ che tale strategia di riconversione si associ a nuove possibilità di distribuzione più equa del reddito nel lungo termine senza le quali il sistema economico dei paesi industrializzati è destinato al tracollo.
Questa è la trasformazione dell’ Economia del Lusso che dovrà essere esercitata co-operativamente con modalità dirompenti di cambiamento economico e sociale,  in quanto la transizione dovra’ essere compiuta a breve e medio termine direttamente finalizzata al  passaggio verso la futura economia della conoscenza.
Il rinnovato valore economico-sociale verra’ realizzato costruendo delle opportunita’ di cambiamento che creano rinnovate forme produttive che sono il frutto della creativita’ di una nuova epoca capace d’ immaginazione scientifica, culturale ed artistica”, che nel loro insieme finalizzeranno la crescita nelle direzione della de-materializzazione dell’ economia, producendo un definitivo miglioramento dell’ impatto ecologico della produzione, valorizzato dalla comunicazione d’ impresa basata su una estesa condivisione interattiva dei saperi.
Pertanto una nuova ottica di politica economica è oggigiorno estremamente  necessaria per rinnovare la strategia di produzione e di management innovativo della impresa,  basata su competenze scientifiche avanzate e tecnologiche, anziché su quelle dei design della moda e del marketing del Lusso, ormai divenuta evidentemente socialmente insostenibile .
In questa prospettiva di riconversione del sistema produttivo ed economico il “mondo femminile” ha una grande responsabilità sociale tesa ed intenzionata a non rendere più sostenibile la deleteria Economia del Lusso in quanto la sua riconversione dipenderà principalmente dall’ acquisizione di una nuova mentalità critica per il Lusso superfluo. Infatti il Lusso non potra’ più’ essere spacciato per creatività contemporanea mentre è spesso solo vestigia di packaging che determina inutili sprechi e favorisce una insana stupidaggine negli atteggiamenti della gente che si pavoneggia per essere rivestita di noti marchi delle aziende del Lusso.

Biblio on Line:http://dabpensiero.wordpress.com/;http://www.edscuola.it/archivio/lre/art_of_innovation.pdf;

http://www.psicolab.net/public/pdfart/10081.pdf;http://www.edscuola.it/archivio/lre/decrescita.pdf

 

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di Paolo Manzelli, manzelli.lre@gmail.com, www.edscuola.it/lre.html

(da http://www.pdpiemonte.it/articoli/dipartimento-economia/)


Quello che la gente si aspettava da un Governo tecnico,  per  superare  le inconcludenti diatribe politiche dei partiti e’ un processo di rigenerazione dell’ economia consumistica del lusso in economia del benessere.

L’Economia del “Benessere” si basa su due criteri di valutazione fondamentali: l’efficienza territoriale e l’equità sociale.

 1) Pertanto per trasformare la società dei consumi opulenti e del divertimento in società efficiente basata sul benessere condiviso, il Governo dovrebbe, in accordo con le Regioni, rigenerare lo sviluppo rilocalizzando i criteri di sviluppo solidale onde evitare sperperi di denaro pubblico per favorire una territorialità solidale dove il territorio viene ripensato e gestito come uno spazio comune di responsabilità economica ed ambientale, secondo i criteri della eco-economia solidale finalizzati a coltivare un’economia del territorio a filiera corta, allentando la dipendenza dei consumatori dalle grandi strutture distributive e mediatiche dei supermercati e della reclamizzazione in TV, supportando e diffondendo i Gruppi di acquisto solidale (GAS) e i Distretti di Economia Solidale (DES).

2) Inoltre per favorire l’ “Equità Sociale” e’ divenuto necessario modificare sistematicamente la distribuzione del reddito e delle risorse tra gli individui.
A tale scopo e’ prioritario  tassare ogni forma di privilegio e di conservazione patrimoniale, orientate all’ accumulazione e messa a profitto del capitale finanziario, in particolare andra’ tassata ogni forma di transazione finanziaria in borsa.

Inoltre è necessario utilizzare i finanziamenti delle tassazioni per riconnettere e riconfigurare la produzione secondo criteri di condivisione dei saperi e delle pratiche economiche, per promuovere forme di “open innovation” in ambiti sempre più vasti ed integrati  che vanno  dai beni alimentari alle nuove tecnologie.
In particolare i finanziamenti detratti dalle tassazioni dovranno risolutamente il passaggio all’uso di fonti energetiche rinnovabili, geotermia, solare ed eolico.

Diversamente da tutto ciò,  il Governo del Prof. Monti si è presentato come una “agenzia di recupero crediti” che ci rende incapaci di immaginare un futuro specie per le giovani generazioni, se non in forma di incubo generato dall’ aumento delle disparità economiche e sociali.

Probabilmente il Governo e  chi lo rappresenta, crede possibile continuare in una crescita della società dell’ opulenza  del lusso  e del divertimento, limitato a un numero sempre minore di cittadini che si fanno sempre più ricchi, mentre gli altri non riescono a finire il mese se non indebitandosi  facendo sempre più a meno dei beni primari.

Penso che durante il 2012 la gente in un modo o in un altro si sveglierà da questo incubo ed agirà sulla base di criteri di “democrazia diretta”,  intenzionata ad operare il cambiamento per uno sviluppo capace di Futuro.

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Paolo Manzelli, manzelli.lre@gmail.com; http://www.edscuola.it/lre.html

Le evoluzioni culturali, avvengono in momenti in cui tutte le “emergenze” si saturano in una crisi economica “strutturale. In tale occasione l’esigenza di nuove concezioni dello sviluppo emerge come tensione collettiva capace di sostituire i vecchi schemi mentali che guidano la politica così come gli stili di vita dei cittadini colpiti dalla crisi, poichè si comprende che la crisi non è limitata ad un cambiamento dell’ economia finanziaria ma in tutta evidenza necessita di un cambiamento strutturale della societa’.Viviamo pertanto in un epoca che segna il “punto di non ritorno al vecchio sistema di sviluppo industriale, che come tale non ha alcuna possibilità di non inquinare il pianeta. Appare ormai evidente che non basta affrontare il problema della riduzione degli inquinanti in quanto  emerge con forza l’ esigenza di attuare un più profondo e complesso cambiamento delle strategie di sviluppo strutturale della produzione e dei criteri di sviluppo economico e sociale.

La storia insegna che cio’ che non è successo durante vari secoli puo’ avvenire in un breve lasso di tempo; infatti le popolazioni ad un tratto non hanno più timore di cambiare anche se non ci sono modelli di sviluppo precedenti da imitare, così che in breve tempo i popoli all’unisono divengono capaci di rivoluzionare creativamente la vecchia cultura considerata ormai obsoleta e dannosa, ponendo una nuova attenzione ed intenzione di esplorare e sperimentare nuove opportunità condivise di crescita sociale ed economica.

Oggigiorno tale cambiamento che segna “il punto di non ritorno”, tra la vecchia società industriale e la società della conoscenza condivisa è ad un passo dall’ essere messo in atto. Infatti la causa più evidente della crisi economica e strutturale contemporanea è posta in tutta evidenza dalla insostenibilita’ della vita del nostro pianeta in quanto la natura complessivamente non riesce piu’ a sopportare il tipo di sviluppo industriale, che in verita’ sta travolgendo il sistema di vita in ogni suo aspetto, a partire dalla salute, alle carenze e all’ insicurezza alimentare, ai dissesti idro-geologici , e al peggioramento sistematico delle condizioni di vita economica e sociale, ormai sempre piu’ esteso che ormai coinvolge anche i paesi  precedentemente ad alto tasso di sviluppo come gli USA e l’ Europa.

In particolare la vecchia Europa si trova nel rischio di crollare per aver scelto una insoddisfacente politica Monetaria dell’ Euro, in quanto essa non collima piu’ con esigenze d’ innovazione capaci di delineare e rendere operativo il cambiamento sociale ed economico strutturale che permettera’ di tradursi in crescita della società della conoscenza.

A tutti gli effetti infatti e’ proprio il ritardo che l’ Europa ha accumulato dall’ anno 2000 ad oggi nella costruzione della società della conoscenza, quello che oggigiorno e’ divenuto la causa principale del dissesto che rende la speculazione finanziaria una vera fornace capace di bruciare di ogni iniziativa di recupero debito, se essa viene affrontata unicamente in chiave economicistica di un ritorno degli investimenti finanziari. L’ Europa si trova pertanto in una situazione nelle quale si pensa di spegnere la fornace speculativa immettendo una valanga di carta (Bond) o di altri prodotti combustibili (Euro-bond) .

Quello che putroppo si rischia di non capire ancora consiste nel fatto che i sacrifici economici richiesti ai cittadini andranno in breve tempo nuovamente in fumo perche’ potranno rivelarsi del tutto inutili ad opporsi ai nuovi attacchi speculativi .

Infatti se non metteremo mano ad un sostanziale cambiamento dello sviluppo e degli stili di vita che vada nelle direzione della crescita innovativa della societa’ della conoscenza la speculazione continuera’ imperterrita a spolpare le residue forze sociali che non ancora giunte al “punto di non ritorno”, rischiano di divenire sempre piu’ incapaci di co-organizzarsi secondo nuove direttrici di sviluppo cognitivo generative della futura societa’ della conoscenza.

L’ Europa se persistera’ nel ritenere come determinante il pareggio di bilanci arretrati immettendo obbligazioni ad alti tassi di interesse, di fatto riuscira’ a presentarsi ai cittadini solo come un “incubo da strozzinaggio”, proprio a causa di una inutile insistenza di occuparsi prevalentemente, perseguendo teorizzazioni economiche obsolete, del recupero del credito solo per mantenere il valore commerciale dell’ Euro in favore del sistema bancario centrale che di fatto governa l’ Europa.

Questo modo di agire e’ indubbiamente accompagnato da un crollo di credibilità nella democrazia partecipata , che e’ il corrispettivo dell’ incapacita’ della istituzione Europea di agire al di sopra delle semplici misure “quantitative” orientate dal recupero crediti attuate secondo gli indirizzi della BCE ( Banca Centrale Europea), mentre viceversa la necessità storica e’ quelle di agire sulla base con criteri di sviluppo d’ innovazione per il cambiamento che sono quelli che hanno l’ efficacia qualitativa di modificare strutturalmente le modalita’ obsolete dello sviluppo industriale e di tradurle in crescita della “eco-economia” della conoscenza.

Quello che dovremo coscientemente capire e’ che nello sviluppo dalla economia della conoscenza il sapere  non permane piu’ correlato al passato a volte troppo remoto, ma alla creativita’ critica e costruttiva contemporanea finalizzata a modificare la struttura obsolescente della società industriale così da superare le concezioni obsolete e la loro suddivisione disciplinare articolata socialmente in professioni standardizzate che oggigiorno dovranno essere riconvertite nell’ambito delle nuove strategie trans-disciplinari di sviluppo delle risorse umane.

E’ pertanto necessario riconoscere che sono le “risorse umane” e non quelle economiche a determinare la futura crescita della società della condivisione dei saperi.  Pertanto l’ innovazione della ricerca sia scientifica, tecnologica e sociale misurata in termini di evoluzione delle strategie di sviluppo, sara’ quella che permetterà la smaterializzazione della produzione che e’ determinante dello sviluppo della società della conoscenza. Ciò sara possibile mediante la partecipazione collaborativa di reti d’ impresa e ricerca impegnate ad es. nello sviluppo delle nano-e bio-tecnologie della ro-obotica, così come con le applicazioni di energia alternative naturali (geotermica,solare ed eolica).

Il lavoro piu’ appropriato allo sviluppo delle societa’ della conoscenza oggi non è più, salvo rare eccezioni, basato sulla tradizionale separazione tra lavoro intellettuale e manuale; infatti nella maggioranza dei casi la società della condivisione dei saperi sara’ fondata su un lavoro cognitivo e manageriale, capace di utilizzare complessivamente le conoscenze scientifiche e tecnologiche piu’ avanzate di cui si dispone per produrre altre conoscenze innovative, portatrici di utilità di uno sviluppo eco-economico organico alla sostenibilità ambientale.

Pertanto la nuova economia  è diventata una strategia di sviluppo  in cui è la conoscenza che viene messa al lavoro entro sistemi di open innovation e di disruptive innovation.   Questa e’ la trasformazione cooperativa e dirompente che dovra’ essere  compiuta a breve e medio  termine nel passaggio verso  l’economia della conoscenza, in cui il valore economico-sociale viene prodotto costruendo delle opportunita’ di cambiamento che creano rinnovate forme produttive e valori sociali che sono il frutto della creativita’ di una nuova epoca capace di “immaginazione,scientifica , culturale ed artistica“, che nel loro insieme finalizzeranno la crescita nelle direzione della de-materializzazione della economia producendo un definitivo miglioramento dell’ impatto ecologico della produzione, valorizzato dalla comunicazione  basata su una estesa condivisione interattiva dei saperi.

Conseguentemente chi vorrà effettivamente uscire dalla sistematica decrescita della struttura della società industriale e si impegnerà a capire come deve essere gestito il passaggio verso la futura societa’ della conoscenza, dovra’ reperire e dare sviluppo alle opportunita’ di cambiamento che aprono nuove strategie di sviluppo “eco-economico”, che si presentano a tutti gli effetti come nuove capacita’ di crescita nel quadro-dell’ attuale de-industrializzazione che ormai procede verso la piu’ completa desertificazione delle imprese manifatturiere Europee ormai mature, in gran parte definitivamente trasferitesi nei paesi emergenti.

Putroppo abbiamo avuto una casta politica e dirigenziale ben pagata e allo stesso tempo irresponsabile che ha sperperato denaro creando uno smisurato debito pubblico, proprio in quanto e’ stata incapace di delineare una  visione prospettica di lungo periodo quale era necessaria a favorire il cambiamento strutturale strategico cruciale per  favorire la crescita della economia  della conoscenza. Ora la stessa dirigenza politica ed economica è solo capace di attuare una ragioneristica strategia dei tagli da effettuare proponendosi di farli pagare ai soliti lavoratori e ricercatori che sono l’ elemento propulsore della rinnovata crescita economica. Credo in vero che il “Punto di Non Ritorno” sia assai vicino e pertanto bisognera decidere dal basso, attuando una forma più efficace di democrazia diretta, cosa dovremo fare in piena coscienza per favorire un rinnovato tipo di sviluppo collaborativo piu’ equo, solidale con gli uomini e la natura.

Biblio on Line

Arte e scienza del cambiamento : http://www.edscuola.it/archivio/lre/ARTE_E_SCIENZA_CAMBIAMENTO.pdf

Ricerca ed innovazione: http://www.edscuola.it/archivio/lre/ricerca_e_innovazione.htm

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