Cosa avranno in comune tecnologia e misticismo ? Apparentemente nulla, in realtà molto. Secondo un singolare sito, ValleyZen, un’azienda tecnologica per ottenere successo deve attenersi ai principali valori della filosofie orientali: lealtà, spontaneità, velocità, disciplina, intuitività, che sono altrettanto fondamentali nella tecnologia.
Molte aziende stanno andando verso una nuova visione, più libera, più umana, più in armonia con l’ambiente. Secondo alcuni non bastano più le conoscenze tecniche, le capacità organizzative, i business plan, ci vuole qualcosa di più: il CUORE. Solo con la passione , con l’amore per un lavoro che realizza si possono ottenere ottimi risultati per l’azienda e contemporaneamente fare in modo che il dipendente possa trovare il proprio equilibrio. Essere sottoposti ad un lavoro non gratificante può causarci malattie, stress e comunque farci vivere male la maggior parte della nostra vita. Seguendo i principi dello Zen le aziende dovrebbero concedere più attenzione ai sentimenti , alla comunicazione, alle percezioni sottili. Dovrebbero dare più fiducia ai collaboratori, in modo che possano esprimersi più liberamente, credendo nel progetto che stanno seguendo. Ricordiamoci che la creatività , la fantasia nascono dalla libertà, dall’apertura mentale che si esprime in un ambiente dove esiste rispetto e collaborazione, puntando alle persone, alle loro idee, alle loro diversità e soprattutto ai loro sogni.
Niente è più esaustivo di questo pensiero Zen: “Chi è maestro nell’arte di vivere distingue poco tra il suo lavoro e il tempo libero, tra la sua mente e il suo corpo, la sua educazione e la sua ricreazione, il suo amore e la sua religione. Con difficoltà sa cos’è cosa. Persegue semplicemente la sua visione dell’eccellenza in qualunque cosa egli faccia, lasciando agli altri decidere se stia lavorando o giocando. Lui, pensa sempre di fare entrambe le cose insieme.”

Tutto bello e tutto vero.
Ma da noi è già tanto se i “dirigenti” sanno di avere a che fare con esseri viventi.
C’è uno scarto incredibile , a parte alcune eccezioni, tra la cultura UMANISTICA, psicologica e filosofica, che sarebbe necessario avere per ottenere VALORE e QUALITA’ con il rapporto tra le persone, e l’effettiva sostanza mentale dei “contabili” che svolgono il lavoro di “direttori delle risorse umane” .
Ottimo Blog, e bella libreria su Anobii.
Ciao,
Atos
@Atos
Hai ragione. Quella che ho descritto, purtroppo, non è la realtà, se non per pochi, ma una nuova direzione che hanno intrapreso alcune aziende.
Spero comunque, che la logica del profitto faccia però comprendere che una nuova visione più umana non possa che produrre risultati migliori anche per le aziende.
E’ però importante, secondo me, che anche l’individuo sappia scegliere la professione più idonea alle proprie inclinazioni, nel rispetto di sè stesso e degli altri. Allora non ci sarà più differenza fra lavoro e gioco, si sovrapporranno, non generando stress.
Non è utopia, conosco persone che ci sono riuscite.
Grazie per il contributo.
Ciao Dab
[...] [via La Cultura Come Medicina] [...]