Riporto questo articolo trovato casualmente su di un blog , condividendo in pieno le parole dell’autrice (Luisa Carrada) :
“Yoga e scrittura hanno bisogno di poca attrezzatura. Sono viaggi per i quali si parte leggeri: una penna e un quaderno, un palmare, un portatile; indumenti di cotone morbidi e comodi, un tappetino rettangolare che dovrebbe contenere nel suo perimetro tutti i nostri movimenti. Nel mio zaino, queste cose ci stanno tutte.
In epoca di fitness che celebra il chiuso, in palestre senza finestre e senza aria, con tapis roulant che corrono e macchine che promettono di fare loro gran parte della fatica, lo yoga celebra la semplicità e la perfezione del corpo, una macchina piena di potenzialità inespresse, che ha in sè tutti i possibili equilibri, i pesi e i contrappesi.
Collegata all’ altra macchina più sofisticata e misteriosa , la mente.
Le poche cose che ci servono le dobbiamo preparare con cura, insieme allo spazio che le accoglierà :uno spazio pulito, ordinato, arieggiato, comodo. Un angolo di stanza, di casa, di giardino. Sempre quello, da rinnovare ogni giorno, ogni volta che ci accingiamo alla pratica.
Yoga e scrittura hanno i loro piccoli rituali. Srotolare il tappetino, sistemare il cuscino, accendere una candela, un bastoncino di incenso. Accendere il computer, mettere in ordine la scrivania, fare un piccolo giro su internet. Tutte cose che ci aiutano a entrare in una dimensione diversa, in uno stato di ricettività particolare.
Ci sono anche scrittori che accendono una candela per scrivere, come Isabel Allende, che non smette e non si alza dalla scrivania finchè tutta la candela non si è consumata.
Per me, parte del rituale è la musica, qualche volta la stessa per lo yoga e per la scrittura.
In entrambi i casi, comunque, per cominciare ci si siede e si raddrizza la schiena”.
